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Flash mob scuola post Covid
I genitori: 'Vogliamo essere
parte della riorganizzazione'

E’ bastato il passaparola via WhatsApp per portare in piazza almeno quaranta mamme con e senza bambini, per far presente alla città e alle istituzioni che nella programmazione del prossimo anno scolastico è necessario sentire anche la loro voce. Una manifestazione organizzata in pochi giorni, in una piazza Stradivari rovente, oggi pomeriggio alle 18,30, ma che ha colto nel segno, come spiega Francesca Gazzina, organizzatrice insieme a Zohreh Kalamian. “Con questo flash mob vorremmo sottolineare che in questa fase di riorganizzazione delle scuole che vede coinvolti gli enti locali e i dirigenti scolastici, è necessario coinvolgere anche i genitori di bambini e ragazzi, la cui presenza nei luoghi della programmazione è fondamentale. I nostri figli hanno bisogno di salute fisica ma anche psicologica; le fasce d’età 0 – 6 anni e 6 – 13 anni, in particolare, hanno una socialità molto diversa dai ragazzi più grandi, la scuola spesso è il loro unico momento di socialità. Costringerli alla distanza va evitato, pur attenendoci il più possibile alle linee guida sanitarie, vorremmo che la possibilità di interagire tra compagni ed insegnanti sia garantita”.

 Dunque un appello rivolto alla città, ma soprattutto alle istituzioni: proprio in questa settimana è previsto un incontro in Provincia, per quanto riguarda le scuole superiori, ma per quanto riguarda gli ordini inferiori, infanzia, primaria e medie, le scelte riguardano direttamente il Comune. “Già la bozza delle linee guida ministeriali lascia intendere che grande responsabilità ricadrà sui dirigenti scolastici – conclude Francesca – non vorremmo che a cascata ricadessero poi sui docenti e quindi sui bambini, che invece dovrebbero essere al centro delle attenzioni”.

Presenti in piazza anche mamme che insegnano e rivestono quindi un doppio ruolo. Ribadita anche l’attenzione per le scuole private paritarie, che, ricordano le organizzatrici, “hanno pari dignità con le scuole statali, come recita l’art. 33 della Costituzione”.  

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