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10 anni fa moriva il
giornalista e poeta
dialettale Luciano Dacquati

Dieci anni fa se ne andava Luciano Dacquati, giornalista, ricercatore mai stanco, poeta della cremonesità. Già direttore del quotidiano locale e, sia pure per un breve periodo, anche di quello di Piacenza, unico giornalista ad avere diretto entrambi i quotidiani delle due città del Po.

Dacquati ci ha lasciato una vasta opera letteraria, preziosi libri sul dialetto cremonese, sulla storia, sui proverbi, sui modi di dire, lasciati prima di lui solo alla tradizione orale. Strumento fondamentale della sua ricerca ricerca è stato il dialetto, el parlàa nustràan, il parlare nostrano, attraverso il quale Luciano ha voluto conservare, dall’usura del tempo, inestimabili valori. I suoi libri costituiscono ormai un patrimonio di tutta Cremona.

Da “Parlàa nustràa” a “Te’l dìghi in Cremunèes. Modi di dire e frasi dialettali”, da ” Stooria, storie e sturiele. Soprannomi dei paesi cremonesi” a “Tèemp, sàant e càamp. Modi di dire, tradizioni, proverbi e credenze legate alle previsioni del tempo”, da “Robe de’na volta” ai “Cento altari scomparsi” una ricognizione sulle chiese cancellate dal tempo. Luciano Dacquati iniziò a fare il giornalista in quella fucina che fu il giornale studentesco “Il Mappamondo” (con lui Antonio Leoni, Sandro Rizzi e altri). Gran tifoso della Cremonese e della Juvi basket, fu un grande giornalista sportivo. Non disegnava nelle serate con gli amici accompagnare al pianoforte alcuni brani da lui scritti, quasi sempre in dialetto cremonese.

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