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Focolaio alla Parmovo: tutto
è partito da una coop di Bg
che ha 'girato' anche i macelli

Nella foto la coda in attesa del tampone a San Leonardo a Casalmaggiore

Avevamo preannunciato che il focolaio era in una ditta legata alla catena del freddo durante la produzione ma non necessariamente a un macello. E che la stessa aveva sede a Colorno. Tutto confermato: è la Parmovo, infatti, l’azienda nella quale si è verificato il focolaio che ha portato a 33 tamponi positivi, e all’isolamento, almeno per qualche ora, di 45 dipendenti, 12 dei quali in via precauzionale. La sede, per la precisione, è nella frazione colornese di Sanguigna.

Un’azienda che si lega a Casalmaggiore a al Casalasco oltre che al Viadanese, per la presenza di parecchi lavoratori provenienti proprio da questa zona. Del resto, la famiglia Curti proprietaria abita a Casalmaggiore, la stessa azienda aveva donato fondi all’ospedale Oglio Po nella lotta al Covid e stiamo comunque parlando di due territori, pur appartenenti a regioni differenti, divisi soltanto da un ponte e dal fiume Po. Emergono però anche altri dettagli su come il Coronavirus si sia sviluppati via via anche in questa azienda e poi nei macelli del viadanese, cinque in tutto. La causa sarebbe da ricercare nei movimenti di una cooperativa con sede a Bergamo, che dà lavoro in particolare a operai di origine indiana, ghanese e senegalese, oltre a qualche italiano: questa cooperativa, collegata alle aziende che lavorano con la cosiddetta catena del freddo (come i macelli e, appunto, come Parmovo, dato che le uova vengono lavorato minimo a 1° e massimo a 4°), sposta gli operai là dove c’è bisogno e dunque oltre che nei macelli del viadanese i lavoratori sono stati impiegati anche alla Parmovo. Da qui il contagio, nonostante l’utilizzo, almeno da parte degli operai assunti dall’azienda, di tutti i dispositivi. Maglie troppo larghe, invece, da parte della cooperativa? Questo è un tema che in effetti resta caldo.

Intanto a Casalmaggiore così come a Viadana sono partiti i tamponi somministrati ai residenti delle zone maggiormente colpite dal Coronavirus, ossia nelle vie in cui sono residenti i 33 positivi dell’ultimo screening. Tuttavia i tamponi vengono effettuati anche sui residenti delle vie e strade limitrofe rispetto a quelle indicate in una nota, in accordo con Ats Val Padana, anche dal sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni. La speranza è di avere isolato il cluster in tempo, così come avvenuto anche nel viadanese, dove lo screening a tappeto di ATS Val Padana ha consentito di avere un quadro completo della situazione. Nel caso della Parmovo, il collegamento con i sanitari di Parma ha ritardato un po’ i vari test ma alla fine i 33 positivi su circa 160 tamponi effettuati offrono una visuale quasi a 360° della situazione. A proposito dei tamponi, nella zona di San Leonardo a Casalmaggiore (i test vengono effettuati nei saloni dell’oratorio da personale di ATS Val Padana), la coda è notevole a conferma di quanto il problema sia sentito.

G.G.-N.C.

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Commenti
  • Massimo Luebete

    Quanti dei positivi sono sintomatici? Quali sintomi lamentano?

    Quanti dei sintomatici sono andati in terapia intensiva?

  • crisformetal

    Sono tutti in perfetta salute, nessun sintomo nessuno ricoverato..

    • chiara bellani

      Ma allora, dove è il problema? Se anche nel mio corpo c’è un virus che non dà nessunissimo fastidio, perché inseguirlo con questa pervicacia e fasciarsi continuamente la testa?