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I cremonesi che hanno
generosamente donato
chiedono indagini rapide

Per settimane abbiamo raccontato, ogni giorno, la tragedia della pandemia. Non abbiamo tralasciato nulla: i malati, i troppi morti, gli atti di eroismo, le speranze e le delusioni. Siamo stati nelle rianimazioni, nei reparti, nelle case di riposo, nei cimiteri, nelle vie e nelle piazze vuote. Abbiamo anche raccontato la grande solidarietà della nostra gente che attraverso “Uniti per la provincia di Cremona” ha voluto essere a fianco di chi negli ospedali, nelle case di riposo, nelle case famiglia era in prima linea. Pensate 4 milioni di euro sono stati raccolti in poche settimane, la cifra più grande mai raccolta in provincia.

E noi, tutti i giorni, abbiamo reso conto delle offerte che arrivavano alla associazione: abbiamo testimoniato donazioni importanti provenienti da imprenditori e aziende, ma anche toccato con mano la generosità di chi ha voluto donare quei pochi euro frutto di rinunce e sacrifici pur di contribuire alla lotta contro il virus. Così sono state acquistate quattro ambulanze, letti per gli ospedali, letti per la rianimazione, contribuito ad allestire l’ospedale da campo di Cremona con i Samaritani e quello di Crema assicurando vitto e alloggio ai medici e infermieri cubani, si sono dotate le case di riposo di mascherine, guanti e camici, acquistato due ventilatori polmonari per l’ospedale maggiore, aiutato i Benefattori Cremaschi nell’allestimento di un reparto per malati di Covid dimessi dall’ospedale, e ancora fornito presidi per tutti i medici di base, i pediatri, le case famiglie e poi dotato le associazioni di volontariato di alimenti per far fronte all’emergenza delle famiglie e tanto altro. Ogni giorno abbiamo raccontato e testimoniato tutto questo.

Nelle ultime ore è stata avviata una inchiesta dalla Procura della Repubblica su come è stata spesa una piccolissima parte di quanto raccolto (23mila euro da chiarire) . Se ci sono dei dubbi, è bene vengano spazzati via al più presto. La Giustizia faccia il suo corso. Lo faccia in fretta però. Lo si deve alle persone coinvolte, tra cui un sacerdote impegnato da sempre nella difesa dei più deboli. Lo si deve soprattutto a chi ha fatto sacrifici personali per per poter essere solidale con chi è stato colpito dal virus. Noi siamo qui a raccontarvi anche questo, un’appendice spiacevole che al più presto va chiarita. E lo faremo con diversi approfondimenti nei prossimi giorni.

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