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Capitale della Cultura,
Cremona è stata relegata
al ruolo di Cenerentola

Lettera scritta da Maria Vittoria Ceraso, consigliere Viva Cremona

Gentilissimi,

Altro che sorelle. Bergamo e Brescia si sono dimostrate al massimo due odiose sorellastre, relegando Cremona al ruolo di Cenerentola, messa in disparte proprio quando si trattava di essere coinvolta nel progetto culturale più importante e significativo a cui può accedere oggi una città nel nostro paese quale è il titolo di Capitale italiana della cultura. E questa è davvero una cosa che non si può perdonare al Sindaco Galimberti che evidentemente non è stato in grado di instaurare relazioni istituzionali significative con i Sindaci Del Bono e Gori al di là di una “cantatina” in campagna elettorale.

La questione non può passare come niente nel dimenticatoio facendoci prendere in giro dall’Assessore alla Cultura Burgazzi che in Consiglio Comunale, in risposta all’interrogazione del Consiglieri Simi, ha dichiarato che Cremona non era ancora pronta per candidarsi al titolo (ricordo una risposta ad una mia interrogazione del 2017 in cui il Sindaco dichiarava la stessa identica cosa…tre anni fa!)  e che in ogni caso sta lavorando a grandi progetti con Bergamo e Brescia.

Ma quale grande progetto potrà mai risarcire Cremona dall’essere stata esclusa da un’opportunità unica ed eccezionale quale quella di un’investitura automatica del titolo per legge? Un riconoscimento non certo facile da ottenere in tempi ordinari quando al bando partecipano decine di città in una difficile competizione, tenuto conto della ricchezza culturale, artistica e architettonica del nostro paese e che comporta per la città designata l’arrivo di significative risorse e una visibilità a livello nazionale ed internazionale non paragonabile a nessun’altra iniziativa. Qui non si trattava di avere pronti progetti (la candidatura di Bergamo e Brescia ha un valore simbolico e le progettualità saranno costruite nei prossimi due anni)  ma di avere come Amministrazione un’autorevolezza, un’intraprendenza e una capacità di interlocuzione tali per cui  Gori e Del Bono mai avrebbero potuto nemmeno considerare l’idea di intraprendere una tale iniziativa escludendo a prescindere Cremona. Tanto più che la finalità del progetto era segnare la ripartenza di territori duramente colpiti dalla pandemia del Covid 19, una circostanza che certamente ha visto Cremona, al pari di Bergamo e Brescia, tra le città che hanno pagato il prezzo più alto in Italia in termini di contagi e vite spezzate e per questo meritava di essere parte di un progetto di rilancio e speranza così importante per i cittadini cremonesi e per tutte le categorie economiche.

Trovo questa esclusione davvero ingiusta e mi fa rabbia ripensare a tutte le promesse fatte in campagna elettorale dal Sindaco su questo tema che oggi risultano puntualmente disattese perché di fatto  rimaniamo la ruota di scorta di città come Bergamo e Brescia che ci danno  il contentino rendendoci partecipi di qualche mostra o campagna di comunicazione non considerandoci però all’altezza di condividere con loro il titolo di Capitale italiana della cultura.

Tutto questo ribadisco è imperdonabile e merita di essere evidenziato perché è ora che in questa città più che i bei discorsi che toccano il cuore fatti da una brava persona contino per una volta i fatti.

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