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Un commento

Cremona e il matrimonio
forzato con Mantova
Ma il pane è a Milano

“Chi volta el cu a Milan volta el cu al pan”. A pagina 16 del Masterplan 3c, la Lonely Planet della progettualità nella nostra provincia, si trovano domande propedeutiche alle analisi e alle indicazioni delle pagine successive.  Perché un’impresa dovrebbe insediarsi qui e non altrove? Perché un’impresa già presente dovrebbe decidere di rimanervi? Perché un contribuente o una famiglia dovrebbero decidere di risiedere e contribuire qui e non altrove? Perché un talento dovrebbe decidere di lavorare/studiare qui e non altrove? Perché un turista dovrebbe scegliere di venire qui e non altrove?

Il vecchio proverbio milanese e gli interrogativi di pagina 16 del Masterplan3c meritano una riflessione che però sarebbe parziale senza l’inclusione di alcuni aspetti non considerati dagli estensori dello studio.  Perché la provincia di Cremona conta un piffero nelle sedi e nelle trattive che determinano le sorti del nostro territorio? Perché nelle istituzioni, escluse rare eccezioni, non si trovano leader politici locali degni di tale ruolo? Perché ci bastano le briciole e non pretendiamo la pagnotta? Perché i partiti locali sono zombi, privi di idee e iniziative, sempre al traino degli eventi e mai promotori degli stessi?

“Ci accontentavamo di poco, ma quel poco non riuscivamo ad averlo”, spiega uno dei tanti sfigati e perdenti raccontati da Charles Bukowski, che probabilmente non è mai stato da queste parti, sicuramente in qualche posto molto simile. Il futuro di Crema e del Cremasco non può essere disgiunto dall’area metropolitana. In maniera minore, ma non marginale, anche Cremona risente dell’influenza milanese. Situazione un po’ diversa per il Casalasco che non può essere ignorata e deve essere trattata con pari dignità delle altre zone del territorio provinciale. Bisogna ammetterlo, non è semplice.

Il presidente della provincia di Cremona è il sindaco di Dovera, comune confinante con Lodi, diocesi di Lodi, dialetto di Lodi o molto simile. Il Quartetto Cetra cantava di un tizio che veniva a piedi da Milano a Lodi per incontrare la bella Gigogin. Lodi è a un tiro di schioppo da Crema. Tutto questo per dire che Milano è, appunto, il pane di un fetta significativa della nostra provincia. Provincia che ha buoni i rapporti con Brescia – migliorati con la Brebemi – e 0ttimi con Piacenza. Discreti con Bergamo.

Resta Mantova verso la quale Cremona non prova un’attrazione fatale, ma che Regione e Stato costringono a un matrimonio forzato o d’interesse. Un ritorno al passato quando nelle signorie feudali si davano in moglie le figlie per rafforzare o stabilire alleanze. Una soluzione pragmatica più o meno condivisibile, comunque accettabile se l’interesse non pendesse quasi integralmente dalla parte della città di Virgilio. Per quella dei violini non è il Volo del calabrone, ma una nota stonata.

Alla corte degli eredi dei Gonzaga è già approdata la sanità del territorio cremonese e la Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio delle province di Cremona, Lodi e della stessa Mantova. La Camera di commercio di Cremona è in marcia verso le rive del Mincio. Il banco vince e prende tutto. Già, Mantova vince e prende tutto. Mantova guarda a Verona. Cremona altrove. Mantova è un buco nero, non molla nulla. Trattiene tutto per sé. Cremona è un buco senza colore: molla tutto. Cala le braghe. Per gli ottimisti i collegamenti tra le due città sono insufficienti. Per i pessimisti disastrosi. L’autostrada Cremona Mantova dovrebbe risolvere il problema. Non c’è unanimità di vedute su questa soluzione, ma è prassi che per interventi di simile portata si creino due fronti opposti. Intanto l’iter per realizzarla prosegue.

Il pane è a Milano, l’area metropolitana è il futuro del territorio più industriale della provincia, Mantova è in capo al mondo, ma si muove per diventare la capitale dell’impero e la realizzazione dell’autostrada assorbirebbe la maggior parte delle risorse economiche della regione destinata alla nostra provincia. E’ il momento delle scelte. L’ora delle verità. O si mata il toro o si è incornati.
Politici, partiti, amministratori pubblici di casa nostra sono brave persone, ma non gladiatori. Non gettano il cuore oltre l’ostacolo. Tengono famiglia e quando circostanze e opportunità esigono di osare si ricordano del nonno: «Va pian putél».  Tirare a campare non è un peccato e non un’infamia, ma non aiuta nei momenti delle scelte strategiche. E quel momento per la provincia di Cremona è adesso.

Antonio Grassi

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