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Violenza sessuale e stalking,
lui assolto e le dichiarazioni
di lei trasmesse alla procura

L’avvocato Quaini

I giudici non hanno creduto alla presunta vittima, e hanno assolto l’imputato dai pesanti reati di violenza sessuale, lesioni aggravate e stalking verso la donna, nei cui confronti il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti al pm per valutarne le dichiarazioni. Accuse molto forti, quelle che lei aveva rivolto in aula all’imputato, un 50enne di Pizzighettone proprietario di un esercizio commerciale, a processo difeso dall’avvocato Maria Laura Quaini.

I fatti risalgono al 2015. Secondo la versione della donna, lui avrebbe voluto più di una semplice amicizia, ma lei aveva un compagno con cui, nonostante una separazione nel 2016, sarebbe sempre rimasta in buoni rapporti. “L’imputato”, aveva detto in aula la presunta vittima, “conosceva mio fratello, e gli aveva fatto un sacco di domande su di me. Riuscito ad avere il mio numero, mi aveva chiamato chiedendomi se potevamo conoscerci meglio. Continuava ad invitarmi fuori, ma io non sono mai uscita e quando gli dicevo di no, lui era sempre offensivo”.

Secondo il racconto della donna, l’imputato avrebbe poi cominciato a ricattarla, dicendo di avere delle fotografie del suo ex con un’altra. “All’inizio, vedendo quelle foto, ci avevo creduto”, aveva spiegato lei, “ma poi ho capito che erano fotomontaggi”. Per vedere le foto, lei aveva accettato di recarsi nell’appartamento dell’imputato: “Qui lui mi ha baciata con la forza e da quel momento mi ha massacrato di messaggi. E’ un pazzo scatenato: mi ha seguita al lavoro, mi ha minacciato di morte dicendomi che mi avrebbe tagliato la gola e facendomi il gesto della pistola, ha chiamato anche mia madre dicendo che avrebbe rovinato la nostra famiglia”. In aula, la presunta vittima aveva raccontato di un episodio accaduto nel 2018 durante il funerale di suo fratello: “Quel giorno in chiesa l’imputato ha messo la mano sulle spalle del mio compagno, dicendogli ‘Stai vicino alla tua t….’. All’inizio volevo sporgere denuncia, ma il carabiniere che mi aveva ricevuto non aveva voluto”. Un altro episodio sarebbe avvenuto nel retro del negozio dell’imputato, nel giugno del 2019. “In quell’occasione”, aveva spiegato la donna, “mi ha trascinato nel magazzino e messo le mani addosso, ha tentato di baciarmi e mi ha palpeggiata tentando di spogliarmi. Poi ha preso il suo telefono facendo una foto di noi due, dicendomi che l’avrebbe mandata al mio compagno”. Un mese dopo, il 22 luglio, i due si sarebbero rivisti a casa di lui. “Volevo troncare tutto”, aveva raccontato lei, “e lui sembrava avesse accettato. E invece mi ha afferrato con forza, mi ha buttato sul divano e ha tentato più volte di fare sesso con me. A quel punto sono scappata e sono andata dai carabinieri per raccontare tutto”.

Nessuna violenza sessuale, nessun episodio di lesioni e nessun reato di stalking, secondo i giudici, che non hanno creduto alla versione della donna, la quale aveva sporto una prima querela per un episodio di violenza sessuale con lesioni e per atti persecutori e in seguito si era recata molte altre volte presso i carabinieri per denunciare che l’uomo continuava a cercarla e a pedinarla. Tanto che il 50enne era stato colpito dapprima dall’ordinanza cautelare del divieto di avvicinamento, poi dall’obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri e in seguito, nel novembre 2019, era stato arrestato e posto agli arresti domiciliari.

“Le dichiarazioni del mio assistito”, ha spiegato l’avvocato Quaini, “sono state confermate dai testimoni e dai documenti che ha portato in udienza: dal 2015 l’imputato e la sua accusatrice avevano intrattenuto una
relazione sentimentale che si è poi interrotta nel luglio dello scorso anno senza alcun episodio di
violenza sessuale, né di lesione, né di molestia o di altro reato”. Il legale della difesa, dopo la sentenza,
ha espresso soddisfazione per il “risultato processuale e soprattutto per la riabilitazione personale e pubblica del mio assistito”.

Sara Pizzorni

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