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Dieci anni fa ci lasciava
il grande fotografo
Ezio Quiresi

Dieci anni fa, alla vigilia di Ferragosto, se ne andava Ezio Quiresi, il più grande fotografo cremonese del dopoguerra. Aveva 84 anni. Cremona ha il dovere di ricordare questo grande fotografo d’avventura, eccellente fotoreporter, ma soprattutto un grande artista. Ezio era innamorato del Po che fotografò da tutte le angolature (bellissimo il suo “Una poesia chiamata Po” uscito due anni fa a cura di Roberto Caccialanza) ma era anche un reporter giramondo. Si scoprì fotografo nei primi anni ’50 in Svizzera dove aveva fatto il calciatore lavorando anche in una fabbrica di macchine automatiche. Fu anche lui, come tutta la generazione di fotografi dell’epoca, alla scuola del medico-fotografo Antonio Persico.

Nel 1952 la sua prima Rolleiflex, nel 1953 una sua foto è ammessa al Salone Internazionale di Venezia, un cigno che si stiracchia nel lago di Zurigo. Poi valanghe di premi a tante mostre in competizione con i grandi dell’epoca Fulvio Roiter e Gianni Berengo Gardin. Passa al professionismo e dal 1957 inizia la collaborazione con il Touring Club per i volumi “Attraverso l’Italia”. Colto, discreto, sempre gentile, rispettoso del soggetto da fotografare, documento? così l’Italia, segui? la costruzione dei mulini Ocrim nei quattro continenti, illustro? i reportages in giro per il mondo di Fiorino Soldi, storico direttore della Provincia. Nessuno sapeva fotografare in bianco e nero come lui, di cui curava anche la stampa.

Nella mente anche i suoi violini con i riflessi delle preziose vernici. Racconto? la Cremona degli anni Cinquanta, con personaggi come Pirlin, il “menadur” del Foro Boario che frequentava l’osteria di famiglia in via Mantova. Poteva sembrare un po’ rustico nell’approccio, ma quando cominciava a raccontare, con una memoria di ferro, si era conquistati dal suo garbo e dalla sua ironia. Di lui restano molti libri, che potranno essere un buon testo di studio per chi vuole accostarsi alla vera fotografia anche nell’era digitale. La poetessa Alda Merini, a cui Ezio aveva regalato le sue fotografie delle mondine (parte dello straordinario libro “Donne”) gli ha regalato la poesia “Le mondine”.

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