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Quando Radio Londra
raccontava di Cremona
durante la guerra

di Marco Bragazzi

Il colonnello Harold Stevens è un nome decisamente comune e quasi altrettanto sconosciuto oggi eppure, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha saputo incidere sulle sorti finali del conflitto quasi come il Maresciallo Sir Bernard Montgomery. Al pari di Montgomery Stevens era uno “uomo della guerra” nel vero e proprio senso della parola ma non guidava uomini in battaglia, non studiava strategie per gli sbarchi sulle coste continentali, non doveva confrontarsi sempre – a volte in maniera rabbiosa – con Winston Churchill o con il suo collega e futuro presidente Dwight Eisenhower su come gestire soldati e mezzi schierati al fronte.

Il colonnello Stevens era sempre lontano dalla prima linea, non ha mai sparato un proiettile contro le forze naziste, non ha mai messo a rischio la sua vita in un assalto, eppure la sua guerra l’ha combattuta con le armi più potenti che esistano, una biro, dei fogli e una radio. Dal 1940 al 1945 Stevens ha usato i suoi testi e la sua voce diffusa grazie a Radio Londra per combattere le battaglie attraverso la propaganda e l’intelligence, ovvero i due strumenti più potenti che esistano in grado di minare il morale dei soldati nemici o di convincere le popolazioni sotto il giogo nazista a ribellarsi. In Italia era conosciuto come il “Colonnello Buonasera” per quel suo saluto, reso più facile dal fatto che era nato ed aveva vissuto in Italia, ascoltato in maniera clandestina sia dalle persone comuni che dagli uomini dell’intelligence o dalle spie dislocate sul territorio italiano.

Durante la guerra anche il solo ascolto di Radio Londra era considerato un reato penale spesso punito con la reclusione in quanto legato ad attività anti governative, ma questo non impediva agli italiani di abbassare il volume della radio e di ascoltarla in maniera clandestina. Stevens racconta l’Italia e, davanti al microfono, sembra dire “cose strane” come “le scarpe mi stanno strette” oppure “Felice non è felice”, cioè quella serie di messaggi in codice che diventavano fonti di informazioni per operazioni di sabotaggio o di avvertimento per lo spionaggio inglese presente nella penisola. Il 12 novembre 1943 l’Italia era in preda alla confusione, gli Alleati erano già ben presenti nel Sud del paese mentre al centro nord l’occupazione nazi fascista si organizzava per rallentare l’avanzata anglo americana lungo lo “stivale”.

Alle 18.40 in tutto il paese la voce di Stevens faceva capolino, in maniera spesso abusiva, in molte case e nelle caserme italiane “Buonasera, Cremona era una città fra le più miti e dolci della Lombardia…”, per Stevens era il momento di raccontare la storia di una città e della Signoria di Cremona passando ad un attacco politico nei confronti di Farinacci e della sua anacronistica gestione cittadina paragonabile al buio dei periodi peggiori nella storia locale. Harold era un maestro nell’arte della propaganda, raccontava la millenaria storia della città lombarda e delle sue bellezze inserendo precisi riferimenti rivolti alla popolazione per fare in modo che si ribellasse alle condizioni di vita, sempre peggiori, a cui la guerra li stava chiamando.

Ma quel 18 novembre 1943 non fu l’unica data in cui Radio Londra si fece carico di raccontare Cremona, per fare propaganda contro un Governo servono dati e informazioni ed ecco che, già nel 1942, l’emittente dell’isola lancia un messaggio sulla disparità del trattamento tra italiani e tedeschi in materia di grammi di grano, ai tedeschi da 300 a 321 grammi mentre gli italiani erano fermi a 150. Oltre al grano anche le leggi locali venivano prese in considerazione, da Londra si racconta il decreto del Prefetto di Cremona per il taglio degli alberi a causa della carenza di carbone, la propaganda funziona sempre meglio quando si rivolge alla fame e al freddo che dovranno subire le persone. Stevens era di certo geniale ed estremante comunicativo, il parallelo tra le leggi che gestivano le razioni o il disboscamento dei secolari filari cremonesi aveva come messaggio implicito il fatto che la guerra, per i cittadini come per i soldati, andava o sarebbe andata sempre peggio.

Da buon militare non risparmia neanche alcune stoccate al colleghi giornalisti, se è vero che in guerra l’unica regola è che non esistono regole il buon Harold si allinea con quell’humor tipicamente inglese e, il 13 aprile 1942, definisce il quotidiano cremonese “Il Regime Fascista” come un periodico di “bassa tiratura” per sminuire un fondo scritto dal suo direttore, Roberto Farinacci. Attraverso l’etere o la carta stampata, per entrambi gli schieramenti, dal 1940 al 1945 si era combattuta una guerra nella guerra, spesso legata ad uomini che, con le loro parole, hanno saputo influenzare le sorti di una battaglia più della strategia bellica.

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