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Edizione speciale di Mal'Aria Cremona e Lombardia bocciate dai nuovi limiti Oms

Alla vigilia dell’entrata in vigore delle misure antismog, Legambiente ha presentato oggi un’edizione speciale di Mal’aria, con i dati sulle concentrazioni degli inquinanti nelle città italiane nel periodo 2014 – 2018 (ultimo dato reso disponibile dall’Ispra) rivisitati alla luce delle più recenti disposizioni dell’Oms in tema di tutela della salute.

Come si vede dalla tabella regionale di Legambiente, Cremona si piazza al livello 3 per concentrazioni delle più impattanti sostanze nocive. Emerge anche una situazione sostanzialmente invariata tra 2014 e 2018. I giudizi da 0 a 4 sono il frutto del “rispetto” o “mancato rispetto” del limite previsto per ciascun parametro (inteso come concentrazione media annuale) rispetto a quanto suggerito dall’OMS per ogni anno analizzato, e il quadro che emerge per la nostra regione è ancora una volta negativo: tutte le città lombarde risultano insufficienti rispetto ai limiti previsti dall’OMS. Fanalini di coda sono Milano e Como – voto 0 – che nei cinque anni considerati non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri il limite di tutela della salute previsto dall’OMS. E anche nelle altre province – come mostrato dalla tabella allegata – i dati raccontano una situazione critica che portano a voti negativi per tutte le città: Monza voto 1; Bergamo voto 2; Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Varese voto 3; Lecco e Sondrio voto 4.

Questi sono i limiti medi annui suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): 20µg/mc per il Pm10; 10 µg/mc per il Pm2,5; 40 µg/mc per il NO2. Limiti – spiega Legambiente – che hanno come target esclusivamente la salute delle persone e che sono più stringenti rispetto a quelli della legislazione europea (limite medio annuo 50 µg/mc per il Pm10, 25 µg/mc per il Pm2,5 e 40 µg/mc per il NO2).

“Il report – spiega Legambiente –  dedica inoltre un focus alle auto come fonte principale di inquinamento in città e ricorda che le emissioni fuorilegge delle auto diesel continuano a causare un aumento della mortalità, come è emerso anche da un recente studio condotto da un consorzio italiano che comprende consulenti (Arianet, modellistica), medici ed epidemiologi (ISDE Italia, Medici per l’Ambiente) e Legambiente, nonché la piattaforma MobileReporter. Lo studio in questione stima per la prima volta in assoluto la quota di inquinamento a Milano imputabile alle emissioni delle auto diesel che superano, nell’uso reale, i limiti fissati nelle prove di laboratorio alla commercializzazione. Se tutti i veicoli diesel a Milano emettessero non più di quanto previsto dalle norme nell’uso reale, l’inquinamento da NO2 (media annuale) rientrerebbe nei limiti di qualità dell’aria europei (già nel 2018). Invece il mancato rispetto ha portato alla stima di 568 decessi in più per la sola città di Milano, a causa dell’esposizione “fuorilegge” agli NO2 per un solo anno.
A questo proposito si ricorda che, anche in base agli inventari regionali (INEMAR), agli autoveicoli diesel viene ricondotta la maggior parte delle emissioni di NOx e quindi di precursori sia delle polveri ultrafini che dell’ozono, mentre i veicoli pesanti (commerciali e SUV) dovrebbero essere oggetto di specifiche limitazioni di accessibilità urbana”.

“Più coraggio: è ciò che ci saremmo aspettati dalla Regione Lombardia che invece ha preferito rimandare all’anno nuovo il blocco alla circolazione dei mezzi più vecchi e inquinanti Euro4 che sarebbe dovuto scattare dal prossimo primo ottobre nelle città sopra i trentamila abitanti”, dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Come diciamo da sempre, per affrontare davvero l’inquinamento atmosferico servono misure preventive, efficaci, strutturate e durature per evitare soprattutto i picchi di concentrazione di inquinanti destinati a ripetersi nella stagione invernale. Misure che, purtroppo, vengono introdotte con ancora troppa lentezza se non sono addirittura mancanti in Lombardia”.

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