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A San Camillo ricordate le
vittime del Covid e inaugurata
sala intitolata al dottor Marchi

Questa mattina presso la cappella della casa di cura San Camillo di Cremona si è celebrata la giornata del ricordo, nella memoria di quanti sono morti a causa del Covid-19 nella prima fase della pandemia.

All’inizio della Messa il superiore camilliano, padre Virginio Bebber, ha ricordato con un lungo elenco le molte persone che sono decedute, tra i quali i molti parenti dei dipendenti della casa di cura e in special modo chi era parte della famiglia della clinica di San Camillo: il dottor Leonardo Marchi, direttore sanitario della struttura, padre Francesco Avi, chirurgo camilliano missionario in Taiwan e in Kenya e fratel Antonio Pintabona, zelante sagrestano della cappella della clinica, molto conosciuto in città.

Durante l’omelia il vescovo Napolioni, ricordando le parole di un seminarista conosciuto in passato, ha sottolineato che, «se anche bisogna cercare di rimarginare le ferite del corpo, non bisogna lasciar rimarginare le ferite dell’anima, perché a volte pur di non soffrire noi facciamo soffrire gli altri e creiamo delle ferite sociali». Il vescovo ha sottolineato come «un medico, un religioso, un parente riesce a dare pace e sicurezza: non solo quella della guarigione fisica, ma anche quella di non rimanere solo. E nei mesi scorsi purtroppo è anche successo questo».

L’auspicio e augurio finale per tutta la comunità camilliana e i presenti è stato quello di «essere chiamati a prenderci cura gli uni gli altri da vivi, e con i nostri fratelli defunti» e che «la memoria dei nostri cari sia d’aiuto anche per noi: una luce come l’aurora per quanti ogni giorno al risveglio dicono di sì al proprio dovere con umiltà e coraggio. Se non si deve rimarginare la ferita del cuore, si rimargineranno tante ferite sociali e la traccia di coloro che ci hanno lasciato sarà luminosa per sempre».

Al termine della celebrazione eucaristica è stata inaugurata e benedetta dal Vescovo una sala polivalente intitolata al dottor Leonardo Marchi. Padre Bebber ha brevemente spiegato come questa sala è proprio quanto desiderato dal medico defunto: «un luogo dove il personale potrà trovarsi per la formazione e per tante altre attività». La targa in memoria del direttore sanitario è quindi stata svelata dalla moglie e dalle figlie.

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