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Capotreno aggredito:
l'imputato ha risarcito,
patteggerà 5 mesi e 10 giorni

Ha risarcito sia Trenord sia il capotreno, Andrea Pistoia, 38 anni, il pizzaiolo cremonese che nel maggio del 2018 si era scagliato contro Renato Vitaglione, 55 anni, di Sesto San Giovanni, il capotreno in servizio sul regionale ‘2661’ da Milano per Cremona e diretto a Mantova. L’imputato, assistito dall’avvocato Luca Curatti, patteggerà una pena concordata di 5 mesi e 10 giorni. Il patteggiamento verrà formalizzato nell’udienza del prossimo 26 novembre. Già oggi l’avvocato Curatti ha consegnato gli assegni al collega Tommaso Tusa, legale di Trenord.

Pistoia era accusato delle lesioni causate al ferroviere che aveva avuto una prognosi di 7 giorni per trauma cranico con l’aggravante “di aver commesso il fatto ai danni di una persona incaricata di un pubblico servizio”. L’imputato doveva anche rispondere di interruzione di pubblico servizio, in quanto, aggredendolo, aveva impedito al capotreno di risalire a bordo, provocando una sosta del convoglio di 38 minuti.

Quel giorno, appena arrivato in stazione a Cremona, il pizzaiolo si era gettato addosso al capotreno, tirandogli un pugno al volto e calci nella pancia, e continuando a colpirlo fino a quando la vittima era caduta a terra. I due erano stati divisi da alcuni passeggeri che avevano allertato i soccorsi e i carabinieri. Alla base del pestaggio, una precedente discussione avuta a Milano tra la moglie del pizzaiolo e l’operatore di Trenord riguardante la sistemazione sul treno del figlio disabile di 10 anni. Madre e figlio, appena arrivati da Roma a Milano, avevano cambiato binario per prendere la coincidenza per Cremona, ma il treno era in partenza e le porte erano già chiuse. La donna aveva picchiato i pugni sui vetri e quando era apparso il controllore, lei gli aveva chiesto di aiutarla a caricare sul convoglio il figlio in carrozzina. I due alla fine erano saliti, ma il capotreno aveva fatto presente che la corsa avrebbe dovuto essere stata prenotata in quanto al piccolo sarebbe servito uno speciale sollevatore. Tra i due era nata un’accesa discussione della quale la donna aveva parlato con il marito che aveva preso la macchina per andarli a prendere in stazione a Cremona. Una volta arrivato, era scattato il pestaggio.

L’avvocato Curatti

“Si conclude una vicenda complicata sotto diversi profili giuridici quanto personali ed emotivi”, ha detto l’avvocato Curatti. “La scelta del patteggiamento è stata sofferta, ma utile a non ricordare in aula tutto quanto accaduto. Resta una certa amarezza, ma non perchè non sia da censurare il comportamento il violento, ma se tutto questo fosse stato gestito meglio, e mi riferisco alla partenza da Milano, si sarebbe potuta evitare la tensione poi scaturita a Cremona: a volte una parola gentile in più avrebbe potuto disinnescare tutto quello che è successo”.

Sara Pizzorni

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