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Il Vescovo al mondo della
scuola: 'Pronti, svegli, beati:
così vogliamo i nostri ragazzi'

Dirigenti scolastici, docenti, operatori e studenti si sono raccolti in Cattedrale, questo pomeriggio, per la celebrazione della Messa d’inizio anno scolastico. «Un anno di grande disorientamento – come ha ricordato nel suo messaggio conclusivo l’incaricato diocesano per la pastorale scolastica, don Giovanni Tonani -. La scuola ha bisogno di vivere quella pace che non solo aiuta ad educare, ma indica lo stile di vita da incarnare: essere in pace ed essere uomini di pace». Un pensiero accolto anche dal dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale, Fabio Molinari, che nel suo saluto introduttivo ha sottolineato l’importanza di questa celebrazione e il suo profondo valore, in un momento segnato da incertezze e timori: « La scuola è fonte di vita e di libertà, parte irrinunciabile della nostra società – ha affermato Molinari -. I ragazzi sono il futuro e, dunque, accogliamo il futuro con gioia, passione e tenacia, perché il nostro lavoro possa formare uomini capaci di affrontare le sfide dell’esistenza».

Il vescovo, monsignor Antonio Napolioni, ha iniziato la sua riflessione durante l’omelia con tre aggettivi tratti dalle letture della liturgia: «Pronti, svegli, beati: tre ottimi obiettivi educativi. Così vogliamo i nostri ragazzi, così abbiamo bisogno di essere uomini e donne di ogni tempo. Così vuole trovarci il Signore quando ci viene incontro». Il vescovo, che ha presieduto la Messa concelebrata da don Tonani, dal rettore della cattedrale don Attilio Cibolini e dai sacerdoti insegnanti di religione, si è rivolto in particolare alla «comunità adulta del mondo scolastico» chiamata a rinnovare il rinnoviamo il proprio «sì» a una proposta di vita che è «vocazione e missione». E, guardando alla difficile situazione sanitaria attuale, ha sottolineato: «Non si tratta di accumulare tutte le competenze possibili per prevenire il futuro e le sue minacce. Non eravamo pronti come singoli, come comunità, come società, come Chiesa. A meno che la vera prontezza non sia un’altra: proprio quella di essere svegli. Come avviene con una secchiata d’acqua gelida. Questa situazione deve svegliare noi che eravamo come addormentati». Non soltanto un voltare pagina, non un giudizio affrettato sulla ricca tradizione educativa di cui siamo eredi, ma un invito a «essere vigili, con gli occhi aperti di chi è curioso, di chi desidera e cerca di gustare le possibilità che ogni situazione custodisce». Monsignor Napolioni, quindi, ha richiamato un termine a lui caro, la docibilitas: «È la disponibilità ad imparare da ogni circostanza della vita, da ogni persona, ogni bambino. Da chiunque in qualsiasi momento». Una disponibilità che «non impedisce l’espressione del dubbio e del turbamento, ma si alimenta dalla dimensione del desiderio e del sogno». Concludendo l’omelia, il vescovo ha osservato: «I nostri progetti educativi, culturali, politici, economici hanno bisogno dello sfondo del progetto di Dio, che ha come contenuto fondamentale la pace. Che non è tranquillità, ma condivisione, è abbattere i muri dell’inimicizia. E questo progetto di Dio può essere realizzato solo grazie a una comunità». Per questo, ringraziando i presenti, ha esortato: «Sentitevi animati e non solo sostenuti dalla preghiera della comunità, animati dai sette doni dello Spirito che permettono di non essere schiavi delle contingenze e ci fanno guardare avanti, seguendo Colui che custodisce il senso del nostro cammino. Questa è una scuola che nulla potrà scalfire».

Durante la liturgia sono stati ricordati anche gli studenti della scuola cremonese tragicamente strappati alla vita in questo 2020: Serena Sbolli, Umberto Casazza e Matteo Maria Antonioli. La conclusione della celebrazione è stata affidata alle parole di don Tonani, che ha citato l’invito di Papa Francesco agli educatori di tutto il mondo: «Il Papa – ha ricordato – chiede a tutto il mondo educativo di mettere al centro di ogni processo educativo la persona, ad ascoltare le voci dei ragazzi e del bambini, a vedere nella famiglia il primo grande soggetto educatore, ad educare all’accoglienza. La memoria credente di coloro che, vivendo il mondo della scuola, ci hanno lasciato in questo tempo resti viva nella preghiera, come tutte le testimonianze di sofferenza che non possono essere scordate, ma che per tutti devono diventare punto di partenza e forza, anche nel nostro quotidiano vivere dentro la scuola».

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