Cronaca
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Infortuni sul lavoro da Covid, a Cremona 1.433 denunce all'Inail

Sono cresciuti di poco i casi di Covid contratti sul posto di lavoro da maggio a oggi: quelli registrati da gennaio a settembre sono 1.433, contro i 1.422 di fine agosto. Di questi, 1.076 sono donne e 357 uomini. Di questi, 17 hanno avuto esito mortale.

Cremona è ancora la 4ª città lombarda con i numeri più alti, dopo Milano (5.872), Brescia (2.896) e Bergamo (2.469). A livello lombardo sono in tutto 19.057. Rispetto alla data di rilevazione del 31 agosto le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 sono aumentate di 278 casi a livello regionale (139 avvenuti a settembre, i restanti riconducibili a mesi precedenti), di cui 4 per eventi mortali (nessun decesso a settembre). 

Guardando alle professioni più colpite, tra i tecnici della salute l’80,2% sono infermieri, mentre tra chi si occupa di servizi personali ed assimilati il 90,5% sono operatori socio assistenziali e tra chi lavora nei servizi sanitari e sociali il 99,0% sono operatori socio sanitari. Tra i medici, la metà è rappresentata da generici, internisti, cardiologi, anestesisti-rianimatori e chirurghi mentre tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari il 53,6% sono ausiliari ospedalieri e il 37,9% sono ausiliari sanitari-portantini. 

Per quanto riguarda le attività economiche, la gestione Industria e servizi registra il 99,1% delle denunce, seguono la gestione per Conto dello Stato (0,8%) e l’Agricoltura (0,1%). Il 79,8% delle denunce codificate per attività economica riguarda il settore della “Sanità e assistenza sociale” (78,1% delle denunce, in gran parte da ospedali, case di cura e di riposo) e gli organi preposti alla sanità, come le Asl, dell’Amministrazione pubblica (1,7%); le professionalità più colpite sono infermieri, medici, operatori socio sanitari e operatori socio assistenziali.

Il settore “Attività manifatturiere” registra il 6,0% delle denunce codificate, mentre il settore “Noleggio e servizi alle imprese” registra il 3,7% delle denunce codificate con la metà proveniente dall’attività di “Ricerca, selezione, fornitura di personale” con lavoratori interinali “prestati” a svariate attività e professionalità (comprese quelle di natura sanitaria e di pulizia); tra i più colpiti comunque operatori sanitari e addetti alle pulizie. Il settore “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” incide per il 2,1% delle denunce, con una prevalenza dell’attività di “Alloggio” (52,8%) rispetto a quella dei “Servizi di ristorazione” (47,2%). 

I decessi riguardano per quasi 1/3 il personale sanitario e assistenziale (infermieri, medici, operatori socio sanitari, operatori socio assistenziali); interessati anche impiegati, conducenti professionali e addetti alle vendite. I settori di attività economica più colpiti dai decessi sono “Sanità e assistenza sociale” (24,5%), “Attività manifatturiere” (21,3%), “Trasporto e magazzinaggio” (11,7%) e “Commercio” (10,6%). 

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