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La minoranza in Provincia:
'Quanta fretta di andare
a elezioni, noi mai consultati'

foto di repertorio

C’è un piccolo giallo intorno alle prossime elezioni provinciali per il rinnovo del Consiglio. Ieri, 28 ottobre, viene pubblicata la delibera del presidente Mirko Signoroni che detta gli indirizzi per la convocazione dei comizi elettorali (entro il 3 novembre) e fissa una data, il 13 dicembre, per il voto. Una data che nasce – spiega la delibera  – da un’indicazione dell’Upi, Unione delle Province italiane, per un ‘election day’ nazionale. A poche ore di distanza dalla delibera, arriva la precisazione del vicepresidente Azzali: attenzione, il Dpcm ristori contiene una disposizione in merito alle consultazioni elettorali, rimandandole tutte alla prossima primavera, vista la situazione pandemica. Oggi, ulteriore novità: il decreto legge, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale al numero 137, non dice nulla su eventuali rinvii. Quindi resta valida (a meno di possibili altre variazioni), la data del 13 dicembre. Un balletto di date che non piace alla componente di minoranza in consiglio provinciale, una variegata compagine di amministratori che da tempo critica le decisioni unilaterali di Signoroni e delle forze politiche che lo hanno sostenuto: ex esponenti di Forza Italia in rotta col partito dopo la defenestrazione di Mino Jotta dal coordinamento provinciale e il Pd.

“C’è fretta di andare al rinnovo, forse hanno paura di possibili nuove elezioni a primavera che possono cambiare gli equilibri politici”, fanno sapere dai ranghi di Forza Italia, all’opposizione nel parlamentino di corso Vittorio Emanuele, insieme alla Lega e a Fratelli d’Italia. Con il Covid che sta mostrando per la seconda volta il suo volto più ostile anche sul cremonese, il voto per un organismo decisamente declassato dalla legge Delrio non sembra esattamente una priorità. “L’altra volta abbiamo votato di sabato, senza che nessuno chiedesse il nostro parere, stavolta la scelta è caduta su una domenica. Basterebbe chiedere una volta ogni tanto il nostro parere”, è la lamentela da queste parti. “Eppure la nostra presenza è essenziale durante le riunioni di Consiglio in cui qualche membro di maggioranza è assente”.

La rottura consumatasi nel centrodestra la scorsa estate, proprio sul nome del futuro presidente della Provincia, è destinata a produrre altri veleni, a cominciare dalla recriminazione sulle nomine in diversi enti a partecipazione pubblica, andate ad appannaggio di ex forzisti. gb

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