Cronaca
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Terremoto a Samos, danni anche alla scuola di Still I Rise, Nicolò Govoni scrive al Papa

E’ un grido di dolore quello consegnato attraverso Facebook da Nicolò Govoni, il giovane cremonese fondatore della ong Still I Rise impegnata in particolare nei campi profughi delle isole greche, dopo il terremoto con epicentro nel mar Egeo, che ha colpito anche l’isola di Samos. Proprio qui sorge la scuola di Mazi (‘Insieme’ in greco), una delle iniziative create dal giovane per dare una speranza ai bambini ammassati negli hotspot. Anch’essa danneggiata dal sisma, una nuova, pesantissima tegola caduta addosso a questo lembo mediterraneo d’Europa. Nicolò ha scritto una lettera a Papa Francesco, ultima speranza di essere ascoltato e chiede che siano in tanti a sottoscriverla, sperando in un suo intervento presso il Parlamento Europe e i singoli stati membri dell’UE che sembrano aver dimenticato quanto avviene in Grecia.

“Due mesi fa, il rogo di Moria – scrive il giovane sulla sua pagina Fb -. Oggi, il terremoto di Samos. Le isole greche stanno sanguinando, ma a nessuno importa. Profughi e cittadini: sono stati tutti abbandonati. Oltre 20 mila profughi vivono intrappolati negli hotspot, e oggi due ragazzi greci sono morti sotto le macerie. Il governo li ha abbandonati, l’UE li ha abbandonati, l’ONU li ha abbandonati. È la crisi umanitaria più grave d’Europa: tutti sanno tutto, ma nessuno fa niente. E noi? Aspettiamo forse che sia troppo tardi prima di intervenire?”

“Io sono esausto. Mi sento abbattuto, sconfortato. Cos’altro vuole scagliarci contro questo maledetto 2020? Abbiamo fatto l’impossibile per mantenere in vita le nostre Scuole durante la pandemia, ma come se non bastasse, ecco un altro colpo basso… Non ne posso più. Perché purtroppo so che ci sarà un prossimo incendio, un prossimo terremoto. Proprio ora, il coronavirus sta imperversando nell’hotspot, un luogo in cui l’igiene, il distanziamento sociale e le cure mediche sono letteralmente impossibili. È uno scempio, e sta accadendo con il benestare delle autorità europee.

 Tutto questo deve finire. Gli hotspot devono essere chiusi. Il sistema che li regola è criminale secondo la legge internazionale e deve essere fermato. È nostro dovere intervenire e proteggere tutti questi bambini confusi e terrorizzati, la cui unica colpa è quella di essere nati dalla parte sbagliata del mondo”.
“Quindi oggi affido la mia speranza a un uomo che stimo tanto, qualcuno che ha la forza, il cuore e il coraggio di farsi portavoce degli ultimi tra gli ultimi: Papa Francesco.
È con la forza della disperazione che, davanti alle ferite di Mazì, chiamo tutti a raccolta ancora una volta. Uniamoci. Invia un’email al Vaticano. Appellati al Papa, invitalo a unire la sua voce alla nostra per chiedere ai leader europei di intervenire ora”.
La lettera al papa è scaricabile dalla pagina facebook di Nicolò Govoni.

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