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Il pittore Giorgio Mori compie
90 anni. Femminilità e natura
al centro della sua arte

Domani, 5 novembre, compie 90 anni il pittore cremonese Giorgio Mori, da sempre impegnato nel campo dell’arte e in una lunga serie di attività culturali rivolte alla città di Cremona. Nato a Padova nel 1930, ma trasferitosi fin da bambino a Cremona, città d’origine dei genitori, ha iniziato a dipingere precocemente. Ha frequentato l’istituto Paolo Toschi a Parma e si è diplomato Maestro d’arte, per poi conseguire l’abilitazione all’insegnamento delle discipline artistiche che lo ha impegnato dal 1955 al 1999 quale docente, affiancato
alla docenza di disegno e figura dal vero nei corsi del gruppo artistico Leonardo dal 1960 al 2008 e l’esercizio
della pittura che lo ha visto sin dalla fine degli anni Quaranta inserirsi con successo nel circuito nazionale delle mostre di maggior prestigio.

Come scrive il critico d’arte Tiziana Cordani, dopo la prima mostra personale del 1947 Mori è entrato a far parte del club S. Erasmo a Milano tra i cui maestri figurano Spilimbergo, Funi, Vernizzi e Moro che sulla sua pittura hanno esercitato una influenza innovativa, indirizzandola verso il Chiarismo. Del suo lavoro si sono interessati numerosi critici e studiosi tra i quali la stessa Cordani, e poi Carini, Cavazzini, Corradini, Fezzi, Ghilardi, Guerra, Lonardi, Maglia, Margonari, Mascherpa, Monteverdi.

Tra le mostre significative si ricordano a partire dagli anni Cinquanta la Biennale di Arte Sacra a Milano, il Premio Suzzara, le Biennali di Ancona, Bologna, Milano e Roma a metà degli anni Sessanta la Triennale di Roma, il Premio Europeo dei Murales a Trapani, la partecipazione alla mostra in omaggio di Monteverdi a Cremona, Mantova e Venezia,(1993) cui si aggiungono oltre cinquanta mostre personali non solo a Cremona ma anche a Cuneo, Fidenza, Mantova, Milano Modena, Novara, Piacenza, Reggio Emilia, Verona, Vicenza ed all’estero. Sue opere figurano in musei quali: Galleria Ricci Oddi (Piacenza), Fondazione Città di Cremona, Collezione Cassa Risparmio Parma e Piacenza.

“La pittura di Giorgio Mori”, scrive la Cordani, “si sviluppa seguendo una naturale vocazione artistica all’interno del percorso figurativo che ha solide basi accademiche ed una innata propensione al cromatismo. Le sue ben note figure muliebri così come i paesaggi ariosi, le delicate composizioni, in particolare di fiori, le scene sacre si connotano infatti per una preziosa gamma in cui il colore si declina in variegate tonalità pervase da una limpida e soffusa luminosità. I verdi lustrali, i violetti e gli azzurri polverosi, i rossi opulenti nella luce, i cangianti e soffusi toni di rosa formano una tavolozza assai ricca e peculiare in cui si avverte la ascendenza diretta dalla pittura veneta forse retaggio sotteso all’intimità soffusa che permea i dipinti dell’artista. Dopo un primo periodo in cui si avverte un debito di poetica nei confronti del cinema neorealista in particolare e all’esperienza costruttivista riferita alle figure delle donne lavoratrici, costruite con sodo realismo di chiara matrice lombarda, si fa evidente la propensione verso una pittura più personale e meditata legata all’Impressionismo ma filtrata dalla lezione chiarista cui già rimandava la mobile sostanza luminosa dei colori. La poetica dell’artista ha fondamento nel sentimento e nella intimità di un rapporto diretto con il soggetto. Siano le ballerine, le maternità, le modelle o le donne al lavoro la femminilità è sempre al centro dell’attenzione non già solo in quanto espressione carnale bensì come rappresentazione visiva di una valorialità complessa e di un rapporto spirituale privilegiato con il mondo. La natura nella sua struggente e caduca bellezza è dall’artista contemplata in malinconiche o gioiose riflessioni sia ad olio che ad acquarello intessute di pastosi o liquidi toni cangianti nella luce tersa e mobile che crea una dinamica aggraziata di chiaroscuri. Sode e limpide le vedute e abili gli scorci di cascine e luoghi che rendono la campagna attorno al Po un luogo di magiche e riposte narrazioni”.

Sara Pizzorni

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