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L'Ats sul caso della Trento
e Trieste: 'C'è stato un
cortocircuito comunicativo'

In merito alla quarantena iniziata in ritardo alla Trento Trieste (leggi QUI) interviene oggi con un comunicato stampa l’Ats Valpadana.  “Si ritiene necessario – si legge nel comunicato diffuso dall’ufficio comunicazione – fornire alcuni elementi a ricostruzione dell’accaduto, in particolare rispetto alle procedure della sorveglianza in ambito scolastico ed al loro assolvimento da parte di tutti i soggetti coinvolti.

“Si precisa, innanzitutto, che la conferma del tampone positivo del caso in questione è arrivata ad ATS Val Padana solo nel tardo pomeriggio del 12 novembre e si evidenzia, al riguardo, come ATS – comprensibilmente – non possa e non debba emettere disposizioni di isolamento se non in presenza di documentazione sanitaria (flusso regionale degli esiti dei laboratori) che accerti ufficialmente l’effettiva positività di una persona. Non di rado, peraltro, tale evidenza arriva ad ATS dopo che il diretto interessato ha ricevuto – tramite fascicolo sanitario elettronico, o per comunicazione anticipata informalmente dal laboratorio – l’esito del tampone.

Consapevole pertanto delle difficoltà che possono generarsi nel sistema di trasmissione del flusso regionale dei laboratori con gli esiti dei test, oltre che per effetto della numerosità di casi da gestire (con punte di oltre mille al giorno, tra casi sospetti e confermati per tutte le età e in tutta l’ATS), richiamando quanto indicato da Regione Lombardia con circolare del 24/10/2020, ATS Val Padana in data 27/10/2020 ha trasmesso a tutti i Dirigenti degli Istituti Scolastici e Responsabili dei servizi per l’infanzia di Cremona e Mantova una nota nella quale ha precisato che “nelle situazioni in cui il contatto con ATS sia difficoltoso in relazione alla numerosità dei casi, in presenza di informazione certa di studente positivo al Covid-19, in via precauzionale vengano attivate le seguenti azioni: anticipare ai genitori la comunicazione della quarantena della classe per 14 giorni dall’ultima giornata di lezione frequentata dal caso positivo; (…)”.

Alla luce di tale indicazione, pertanto, il Dirigente scolastico – ove messo a conoscenza dai genitori della positività di un alunno – eventualmente d’intesa con il proprio Referente Covid di Istituto, dovrebbe procedere direttamente in via precauzionale a mandare a casa la classe coinvolta, in attesa della comunicazione ufficiale degli organi preposti.

Nella vicenda specifica, si sono poi sommate alcune circostanze che non hanno certamente favorito la tempestività del contatto con la famiglia: la presenza di un numero di telefono non aggiornato indicato nella documentazione ricevuta in relazione al caso (evento ricorrente nel 20% circa delle segnalazioni), i tentativi andati a vuoto di contattare il pediatra per recuperare un riferimento telefonico valido e tre giorni di festività (ma non per ATS) hanno generato il cortocircuito comunicativo e di formalizzazione della quarantena.

ATS della Val Padana – conclude il comunicato – sta facendo un enorme sforzo per mantenere in essere tutte le azioni di sorveglianza; ad oggi, il gruppo di sorveglianza dedicato alle scuole ha disposto in tutta l’ATS l’isolamento di oltre 5000 alunni ed è comprensibile come qualche criticità possa verificarsi, anche per effetto di una non completa adesione da parte di tutti i soggetti preposti, al percorso definito da ATS. Questa vicenda dimostra in ogni caso, ancora una volta, quanto sia indispensabile la collaborazione fattiva e puntuale di tutti gli attori di sistema (istituti scolastici, laboratori, medici e pediatri) per garantire la piena efficacia della nostra attività di tracciamento e sorveglianza”.

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