Cronaca
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Omicidio-suicidio: morti in Portogallo il cremonese Roberto Arcari e la sua ex

Un casalasco di 64 anni è stato trovato morto a Peniche, in Portogallo, all’interno di un camper, risultato poi di sua proprietà. Si tratta di Roberto Arcari, residente in via Marconi a Cingia dè Botti, ex infermiere presso la casa di riposo ex Fondazione Elisabetta Germani. Insieme al corpo senza vita dell’uomo è stato trovato anche il cadavere di una donna, Nadiya Ferrao, la sua ex compagna ucraina, come riferisce il sito portoghese ‘Correio da Manhã’. Le cause e la dinamica dell’accaduto sono ancora ignote: si ipotizza un omicidio-suicidio probabilmente dettato dalla fine della relazione o da un litigio, comunque non improvviso, perché Roberto avrebbe invitato la donna sul camper, andandola a prendere dopo il lavoro martedì sera, sempre stando a quanto scrivono i giornali portoghesi. Colto da un impeto di gelosia, Arcari avrebbe sparato alla donna e poi si sarebbe tolto la vita a sua volta. I due cadaveri sono stati ritrovati dentro il camper nella giornata di mercoledì.

L’ultima volta che Arcari, descritto come una persona riservata e schiva, è stato visto a Cingia, è stata quest’estate, dato che da diversi anni viveva in Spagna, a Barcellona. Le indagini sono in corso. Roberto, oltre ad essere stato infermiere alla Fondazione Germani di Cingia fino alla pensione, era grande appassionato di calcio. Lo si ricorda come buon calciatore a livello dilettantistico sui campi del Casalasco e del Cremonese, e come allenatore del Cingia, sia a livello giovanile che nel successivo passaggio all’Uisp, tra gli Amatori. “Ricordo un aneddoto – spiega Pierpaolo Vigolini, ex sindaco di Cingia e allenato proprio da Arcari negli Allievi del Cingia -. Studiava Arrigo Sacchi e provava a portare le sue idee e il calcio a zona anche tra gli Amatori. Claudio Onofri, ex calciatore proprio di Sacchi, gli passava alcuni appunti perché al Germani era in cura un’anziana parente del calciatore. Così Roberto studiava: qualcuno lo prendeva per matto, ma in realtà le sue squadre vincevano spesso e le sue idee funzionavano”.

Roberto era anche appassionato di camper (ne possedeva più di uno) e a Cingia tornava raramente: tre anni fa il suo rientro in paese era legato alla presenza al funerale del padre, poi l’avvistamento proprio la scorsa estate. Era un viaggiatore e per questo, nonostante risultasse domiciliato a Barcellona, si trovava a Peniche, non lontano da Lisbona, dove Nadiya (ormai portoghese d’adozione, dato che da anni viveva nello stato lusitano) aveva trovato lavoro in una fabbrica di lavorazione del pesce.

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