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Picchiata, maltrattata e abusata
per 26 anni. In aula l’incubo di
una donna. Il marito a processo

L’avvocato Parati

E’ durato 26 anni l’incubo di una donna, vittima di un marito violento per colpa dell’alcol e del gioco. Picchiata, maltrattata, abusata, umiliata e insultata. Un racconto forte, quello che si è sentito questa mattina nell’aula penale del tribunale di Cremona, che vede l’imputato, 62 anni, della Costa d’Avorio, accusato di maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale. La coppia ha due figli, entrambi nati in Italia, che oggi hanno raccontato le violenze subite dalla mamma, attualmente ospite di una parrocchia. Solo uno dei due ragazzi, il più giovane, studente universitario, vive ancora con il padre, autotrasportatore di professione. Il giovane ha ricordato vari episodi, tra cui quello accaduto il 6 gennaio del 2019: “Il papà aveva bevuto, insultava la mamma, l’ha presa a schiaffi e pugni, l’ha spinta e lei è caduta a terra, sembrava impazzito. Mio fratello è intervenuto e l’ha spinto”. Quella sera erano arrivati anche i carabinieri che avevano trovato l’imputato ubriaco riverso sul divano. “Beveva ogni giorno”, ha detto il giovane sul padre, “ed era ubriaco tre volte a settimana. Spendeva anche i soldi giocando con le slot machine. Si discuteva sulle spese di casa, qualsiasi occasione era buona per litigare”.

Insultata verbalmente e picchiata più volte”. Così aveva raccontato la vittima all’assistente sociale che l’ha seguita e che oggi è stata chiamata a testimoniare in aula. “Mi ha riferito che il marito la obbligava ad avere rapporti sessuali”. La vittima ha subito violenze per tanti anni, fino a quando non ce l’ha più fatta. Si è finalmente convinta a rivolgersi ai centri antiviolenza e nel processo si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Micol Parati, specializzata in casi di violenza contro le donne. “E’ stato difficile convincere la signora”, ha detto il suo avvocato. “Aveva molti sensi di colpa e aveva paura a denunciare il marito. Era convinta, in base a credenze molto radicate nella loro cultura, che se lui fosse finito in carcere, delle forze maligne l’avrebbero punita”.

A processo, l’imputato, difeso dall’avvocato Guido Vezzoli, è accusato di aver maltrattato la moglie “quotidianamente con atteggiamenti violenti, vessatori e umilianti anche alla presenza dei figli, violenze tali da provocarle un grave stato di sofferenza e paura, rendendole angosciosa la convivenza familiare tanto da costringere la donna ad abbandonare l’abitazione coniugale”. In particolare, l’uomo, sotto l’effetto di bevande alcoliche di cui abusava, “per banali discussioni” avrebbe picchiato ed offeso la moglie, colpendola con schiaffi al volto e pugni in testa, spingendola, facendola cadere, minacciandola di percuoterla se non avesse consentito a rapporti sessuali e schiaffeggiandola in caso di rifiuto, tentando di costringerla ad avere un rapporto sessuale con lui davanti ai figli, in un’occasione causandole la rottura del setto nasale e minacciandola di morte. La sentenza sarà emessa il prossimo 23 marzo.

Sara Pizzorni

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