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Vaccini finiti, l'allarme dei
medici di base. E in Rsa anche
il personale è rimasto senza

L’Ats sta chiedendo ai medici di base quanti dei loro assistiti sono rimasti esclusi dalla vaccinazione, in modo da poterli inserire nella prossima tornata che – è auspicabile  – potrà arrivare nei loro ambulatori nella terza settimana di dicembre. L’ultimo aggiornamento sulla situazione è venuto questa mattina dal medico di base Riccardo Merli nel corso della conferenza stampa indetta dall’Ordine dei Medici. Duecento i suoi pazienti che si erano prenotati  per l’antinfluenzale e a cui ha dovuto dire di non avere più dosi da somministrare. “Forse – spiega il medico –  arriverà l’ultima dotazione di  17mila vaccini per l’intera Ats Valpadana e l’indicazione è quella di vaccinare solo gli over 65. Riscontro una grave carenza per quanto riguarda i miei pazienti under 65, molti dei quali hanno  condizioni di fragilità e anche per i donatori Avis, categoria a cui era stato fortemente raccomandato di vaccinarsi, ci sono stati problemi”. Alcuni pazienti rimasti esclusi sono riusciti a prenotare attraverso il numero verde Ats, ma probabilmente una esigua minoranza.

I medici che si sono riuniti questa mattina in conferenza stampa: nell’ordine, Aldo Pani, Angelo Pan, Claudia Balotta, Gianfranco Lima, Riccardo Merli, Simona Gentile

“Durante la prima ondata – ha detto inoltre Merli – ci eravamo tutti accorti dell’importanza della medicina territoriale in un sistema ospedale – centrico. Eppure solo il 19 novembre, con la pubblicazione della delibera regionale, sono arrivare indicazioni precise su come i medici debbano seguire i vari gradi della malattia curando i pazienti a domicilio. Indicazioni importanti, anche se i  medici di base ovviamente si erano già organizzati. In questa stessa delibera  – continua il medico – vengono istituiti i Centri Territoriali Covid, ad occuparsene dovrebbe essere l’Asst: si tratta di presidi che aiuterebbero moltissimo  i medici di base in quanto dotati di strumentazioni per fare le prime indagini strumentali che consentono di fare una diagnosi sui casi di sospetto Covid e di avere supporto specialistico h24. Sarebbe un presidio molto importante, perchè finora per noi l’unico punto di riferimento è stato il Pronto Soccorso con conseguenti problemi di intasamento.  Ora siamo in attesa che il Centro territoriale Covid  venga istituito anche qui da noi”. Altro grave problema segnalato dai medici di base, infine, la difficoltà a seguire i pazienti non Covid.

LA SITUAZIONE NELLE RSA – A illustrare i problemi delle Rsa è intervenuto il direttore sanitario di Cremona Solidale, Aldo Pani. “Siamo in grave sofferenza dal punto di vista del  personale”, ha detto, ribadendo quanto già sottolineato dal direttore generale Emilo Tanzi qualche giorno fa a proposito della maggiore appetibilità del settore sanitario, rispetto a quello socio sanitario, per medici e infermieri. “Quasi tutti i nostri ospiti sono stati vaccinati, ne mancano circa una decina, ma il problema è che i vaccini non sono stati sufficienti per coprire tutto il personale che risulta quindi completamente sguarnito”.

Difficoltà che al momento appaiono difficili da superare anche per quanto riguarda l’accesso dei famigliari alla struttura, anche nel periodo natalizio. Una circolare del Ministero della Salute del 30 novembre invita chiaramente le strutture sociosanitarie a favorire questa vicinanza: “Le direzioni sanitarie – si legge –  debbono perciò predisporre un piano dettagliato per assicurare la possibilità di visite in presenza e contatti a distanza in favore degli ospiti delle strutture. Si sollecitano soluzioni tipo ‘sala degli abbracci’ dove un contatto fisico sicuro può arrecare beneficio agli ospiti in generale ed a quelli cognitivamente deboli in particolare”.

Una disposizione veramente difficile da mettere in atto per chi è già adesso a corto di personale visto che, afferma Pani, per consentire questi avvicinamenti servono più operatori per  “portare in sicurezza l’ospite dalla propria stanza – e sono parecchie decine di metri –  a quella attrezzata per le visite e garantire adeguata sorveglianza”. Il problema delle ripercussioni psicologiche del Covid riguarda anche le generazioni più giovani: “L’Oms stima che il 50% della popolazione mondiale mostrerà segni di disturbi da stress post traumatico alla fine della pandemia – afferma la virologa Claudia Balotta -.  Riguarderanno i giovani per le interruzioni della socialità, le fasce degli adulti e degli anziani. La sanità avrà quindi anche questo specifico problema, aggravato dalle difficili situazioni economiche, al quale dare risposte”.

Giuliana Biagi

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