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Termovalorizzatori: in Lombardia no nuovi impianti, ma nessun obbligo di chiusura

Il punto sulla produzione e la raccolta dei rifiuti è stato fatto ieri in Regione dall’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo. I dati sono quelli del 2019 e per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, evidenziano i buoni risultati della raccolta differenziata che ha già raggiunto in anticipo sui tempi le richieste dell’Europa, attestandosi in media sul 72% con punte di eccellenza come Mantova (86,8%) e Cremona (78%).  “3,5 milioni e mezzo di tonnellate – ha detto Cattaneo – sono già ora avviate a recupero e a riciclo nella prospettiva dell’economia circolare, che in Lombardia è già una realtà”.
Il 62% dei rifiuti Regione è stato recuperato come materia e il 22,2% utilizzato nei termovalorizzatori che generano energia (recupero energetico). Solo lo 0,1% dei rifiuti finisce in discarica.

Per quanto riguarda i termovalorizzatori Cattaneo ha sottolineato che la dotazione impiantistica in Lombardia è più che sufficiente e se potenziamento ci sarà, avverrà nell’ottica di una rimodulazione degli impianti esistenti che vada incontro alle mutate esigenze di smaltimento. “Alcuni termovalorizzatori – ha detto l’assessore – si stanno per loro scelta autonoma riconvertendo ad altre destinazioni, ad esempio quello di Sesto san Giovanni, al trattamento dei fanghi da depurazione. Stiamo elaborando il nuovo piano regionale sulla gestione dei rifiuti e il Consiglio ha approvato le linee guida, che non prevedono il potenziamento dei nostri termovalorizzatori (quelli che abbiamo sono sufficienti) e non obbliga allo smantellamento, anche perché vediamo come positivamente abbia reagito il mercato. Riteniamo che ci sarà un’evoluzione del sistema che certamente non porterà a un aumento degli impianti, casomai a una loro riduzione, ma non per imposizione ideologica come vorrebbero alcune forze al governo del Paese, che  vedono nel trattamento meccanico biologico un’alternativa, ma perchè risponde ad una esigenza di mercato”.  Solo il 6% dei rifiuti in Lombardia viene trattato in impianti Tmb, una fase intermedia – così l’ha definita Cattaneo –  di trattamento: “Dal rapporto Ispra emerge che oltre la metà di quello esce dal Tmb va in discarica e più di un quarto nel termovalorizzatore”.

Come noto, anche a Cremona l’impianto di Lgh è in corso di adeguamento per poter trattare i fanghi derivanti dalle attività di depurazione delle acque.

Dalla Regione arrivano poi segnali di preoccupazione per le nuove norme che sono all’orizzonte con i finanziamenti europei: “Ho visto la bozza del piano nazionale Next Generation, dove si parla di economia circolare e gestione rifiuti e si cita la necessità di ridurre il gap impiantistico. Ma si parla solo di ammodernamento di impianti esistenti, non di realizzazione di nuovi, quando ci sono Regioni in Italia che non hanno nemmeno un termovalorizzatore. Abbiamo bisogno di buone norme nazionali, siamo preoccupati che possano arrivare norme che creano difficoltà a un sistema virtuoso come quello lombardo, dove disponiamo di 13 termovalorizzatori, 68 impianti di compostaggio, 42 impianti di digestione anaerobica, oltre a 3000 imprese che trattano i rifiuti. Qui si è creata una filiera industriale importante ma siamo preoccupati che le norme la possano mettere in difficoltà. Ci aspettiamo il rispetto rigoroso per il principio di prossimità. I rifiuti non devono viaggiare, lo dice anche  la normativa europea. Il sistema deve puntare all’autosufficienza. Non posso accettare che qualche altra Regione che non vuole prendere posizioni politiche difficili, venga ad intasare gli impianti della Lombardia, questo sì che sarebbe veramente inaccettabile”.

Le linee guida del “Piano regionale energia ambiente clima” passate in commissione, hanno ricevuto il voto negativo del Movimento 5 Selle, pur contenendo – afferma il consigliere Marco degli Angeli, “dei passi in avanti rispetto al passato. Ma c’è stato anche un no alla riduzione degli impianti di incenerimento ed è mancata la pianificazione degli impianti di biogas”

“Quando in commissione ci hanno presentato le linee guida – afferma il consigliere Pd Matteo Piloni –  abbiamo riaffermato il nostro obiettivo, ossia non solo il no a nuovi impianti, ma anche  che quelli attuali vadano avanti solo fino al loro ‘fine vita’, anche come risposta alle regole dell’UE che impongono una diminuzione delle emissioni. Discorso diverso merita invece il trattamento dei fanghi da depurazione, un problema reale, un’esigenza seria, che merita ben altra discussione”.

Giuliana Biagi

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