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Influenza: in Lombardia
1,59 casi ogni 1000 assistiti
Lo scorso anno erano 3,5

Lo dimostrano i dati nazionali e lo confermano quelli locali: le raccomandazioni per evitare il contagio da Covid stanno fortunatamente rallentando anche la circolazione dell’influenza stagionale. A livello nazionale, si legge nel rapporto Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella 50esima settimana del 2020 e cioè tra il 7 e il 13 dicembre, “l’incidenza delle sindromi simil-influenzali è stabile e sotto la soglia basale con un valore pari a 1,9 casi per mille assistiti. Nella scorsa stagione in questa settimana il livello di incidenza era pari a 3,5 casi per mille assistiti. In tutte le Regioni italiane che hanno attivato la sorveglianza il livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali è sotto la soglia basale”. In Lombardia Influnet ha registrato un’incidenza ancora più bassa della media nazionale, con 1,59 casi ogni 1000 assistiti, con il picco nella fascia d’età dei bimbi più piccoli (fino a 4 anni) con incidenza del 3,13; 1,13 l’incidenza tra i 5 e i 14 anni; 1,75 tra i 15 e i 64 anni e 1,03 oltre i 65 anni.

A Cremona uno dei medici-sentinella che inviano i loro dati al sistema centrale, è Riccardo Merli, medico di Medicina Generale: “In effetti non abbiamo casi, io ne ho segnalato uno in una settimana. Il fatto è che le regole per tenere lontano il virus del Covid stanno producendo effetti anche sul contagio da virus influenzale: distanziamento interpersonale, frequente lavaggio delle mani, mascherine, ha ridotto drasticamente le possibilità di diffusione”. Dunque la nota carenza di dosi di vaccino non rappresenta un grosso problema? “Per niente – afferma Merli –  I picchi influenzali arrivano tra fine gennaio, quindi è importante vaccinarsi. L’Ats ha sottolineato il fatto di aver diffuso l’80% in più di vaccini dello scorso anno, ma il punto è che era stata fatta una campagna vaccinale che ha indotto un numero assai più alto di persone a prenotarsi. E non si possono incolpare i cittadini se vanno a richiedere la vaccinazione, come è stato loro raccomandato, e poi non lo trovano”. Se per gli over 65 il problema sembra in via di risoluzione con la fornitura annunciata dall’Ats di 36mila ulteriori dosi, “il problema ci sarà  per gli under 65, tra i quali molte persone con problematiche serie”.

Giuliana Biagi

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