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Fatture false, riciclaggio e
usura: scacco alla banda. Ai
domiciliari 30enne di Soncino

C’è anche un uomo residente in provincia di Cremona, a Soncino, tra i quattro arrestati nell’ambito della maxi operazione portata avanti dalla Guardia di Finanza di Bergamo, che ha portato alla luce l’attività di un gruppo criminale dedito ai reati tributatari, che commetteva attraverso riciclaggio, usura ed estorsione.

In particolare il 30enne di Soncino aveva il compito di far rientrare dall’estero i soldi ripuliti: nei suoi confronti è scattata la misura degli arresti domiciliari, mentre gli altri tre sono finiti in carcere.

Il blitz è scattato questa mattina e ha visto al lavoro gli uomini della Guardia di Finanza di Sarnico, coordinata dalla procura di Bergamo, che hanno sequestrato beni e disponibilità finanziarie per oltre 27 milioni di euro ed effettuato 19 perquisizioni locali e personali presso le abitazioni degli indagati nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Vicenza, Verona.

L’indagine, che ha preso il via nel 2018, in seguito a una verifica fiscale, aveva portato già a una prima operazione, nel 2019, con il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore di oltre 4 milioni di euro.

Successivamente gli uomini delle Fiamme Gialle hanno proseguito la propria indagine attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, controlli bancari e contabili e pedinamenti, ma anche con il contributo di alcuni testimoni.

Ciò ha consentito di ricostruire una rete di società, spesso gestite da prestanome, che venivano usate per emettere fatture false per oltre 40 milioni di euro, emesse in favore di società del Nord Italia, operanti in diversi settori (edilizia, legno, meccanica). Un meccanismo molto articolato consentiva così di evadere per milioni di euro, ma anche per nascondere la restituzione dei capitali che venivano concessi a tassi usurari ad aziende in condizioni di difficoltà.

Gli accertamenti bancari hanno quindi consentito ai militari di risalire ai flussi finanziari verso conti esteri in Slovenia, Polonia e Repubblica Slovacca, dove sono poi confluiti i pagamenti delle false fatture. Il denaro veniva poi riportato in Italia “pulito” attraverso il prelevamento di denaro contante, che veniva poi reintrodotto sul territorio nazionale con l’utilizzo di “spalloni”.

Laura Bosio

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