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'Riaprite le classi, i ragazzi
non ne possono più': Priorità
alla scuola di nuovo in piazza

Non si placa la protesta da parte del mondo della scuola, anche alla luce del ritorno della Lombardia in zona rossa, che va ad annullare anche gli effetti della sentenza del Tar, secondo cui gli studenti sarebbero potuti tornare in classe lunedì.

Il gruppo denominato Priorità alla scuola è sceso di nuovo in piazza nel pomeriggio di venerdì, di fronte all’istituto Einaudi, per far sentire ancora la propria voce. “Vogliamo che le scuole vengono finalmente riaperte” commentano i promotori, tra cui Giorgia Cipelletti. “Siamo qui tutti insieme, docenti, studenti e genitori, per chiedere che le cose cambino.

Ancora una volta siamo a chiedere screening e tamponi rapidi, presidi medici nelle scuole, perché non può essere il personale docente, o il personale ATA a farsi carico della parte sanitaria. Chiediamo, inoltre, vaccinazioni su base volontaria per il personale fragile e con più di 60 anni”.

“I nostri figli è ormai un anno che sono a casa con la dad, non vedono insegnanti, non vedono i compagni di classe. E’ ora che ricomincino ad andare a scuola in presenza” sottolinea Zhoreh Kalamian, genitore.

“I nostri ragazzi soffrono in questa situazione, perché sono isolati: non possono fare attivirà sportive ne andare a scuola. Ora con la zona rossa rischiano di stare a casa anche i ragazzi delle medie. La scuola è un posto sicuro per i ragazzi. Se il problema sono i trasporti, che risolvano quelli”.

“Questa situazione è estenuante, non è più possibile tollerare questa mancata considerazione dei nostri studenti” aggiunte Luisa Trimarchi, docente del Torriani e madre di un ragazzo di 14 anni.

“Credo che dovrebbero trattarci con più correttezza, perché ogni giorno cambiano le carte in tavola e questo modo di gestire la situazione non è sopportabile. Credo che la comunicazione sia stata gestita male. Ci vorrebbe più rispetto nel comunicare le notizie alle persone”.

Ed è ora di tornare sui banchi, perché la scuola “è pronta a ripartire: noi siamo una scuola con 1600 alunni e dal 12 settembre siamo stati operativi, ma contagi non ne abbiamo mai avuti, se non quelli arrivati da fuori e sempre gestiti al meglio dalla scuola. Comprendiamo che Cremona sia stata colpita duramente dal Covid, ma in qualche modo bisogna riparire”.

“Vogliamo le scuole aperte” commenta una studentessa del collettivo Il Megafono. “Non è giusto che noi delle superiori siamo sempre lasciati per ultimi e dimenticati. Si sta usando la scuola come una sorta di capro espiatorio”.

Laura Bosio

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