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Covid e lockdown, l'adolescenza
rubata. Il racconto di Alice:
'Ci si sente molto soli'

Un’adolescenza rubata, anni che non torneranno più indietro e che non sarà mai più possibile rivivere: uno scenario deprimente quello che si trovano davanti i giovanissimi di oggi, che a causa della pandemia e del lockdown si stanno lasciando alle spalle, senza poterlo vivere a pieno, un periodo importantissimo della loro vita, un momento di crescita e di socializzazione che passa dalla scuola in presenza alle uscite con gli amici, dai pomeriggi parcheggiati su un muretto alle serate al cinema o in discoteca.

“Mi sembra tutto molto strano. Sono sempre stata abituata ad andare a scuola, a lezione di violino, a vedere gli amici. Poi all’improvviso ci siamo trovati rinchiusi e tutto questo non è più stato possibile” racconta Alice Patruschev, studentessa al secondo anno del liceo musicale di Cremona. “Dopo l’estate, con l’inverno sono entrate in gioco una serie di restrizioni che ci hanno bloccato del tutto”.

Cosa ti manca di più?
“Mi mancano la scuola e le lezioni di musica dal vivo. Poi a stare così, sempre in casa, ci si sente molto soli e spesso non si sa cosa fare. Ho paura di guardarmi indietro, un giorno, e scoprire di non aver vissuto a pieno questo tempo, così importante per la mia formazione”.

La perdita peggiore quale è?
“Soprattutto l’istruzione: collegarsi da casa e seguire le lezioni in classe non è la stessa cosa. A casa è più facile distrarsi, ogni tanto manca il collegamento, ed è più difficile restare concentrati. Nel mio caso è ancora più difficile perché imparare uno strumento a distanza è più complicato. Primo perchè è difficile adottare la corretta postura, e in secondo luogo anche sentire il suono: online non è facile capire se la qualità sia buona o meno. Poi c’è il rischio, dal punto di vista didattico, di rimanere indietro con lo studio”.

Gli insegnanti vi sono vicini in questa fase? Come vi stanno aiutando?
“Si, molto, soprattutto l’insegnante di violino e quella di pianoforte. So che per qualsiasi problema posso parlarne con loro. Capiscono la nostra situazione e ci vengono incontro.

In famiglia come vivete la reclusione forzata?
“Io per fortuna sto bene, perché ho una sorella e due fratelli minori. La situazione è più pesante per me e per i miei genitori, che devono lavorare da casa”.

Parlando con i tuoi coetanei, cosa dite di questa situazione?
“Alcuni sono contenti di fare didattica a distanza perché hanno paura del virus. Io e altri miei coetanei non siamo contenti, perché come non è sicuro stare a scuola non lo è neppure stare a casa, soprattutto laddove ci sono famiglie numerose, perché basta che uno esca e può prendere qualcosa e attaccarlo a tutti”.

Avete trovato dei canali per restare in contatto?
“Ci chiamiamo spesso al telefono e ci sentiamo ogni giorno con i messaggi, ma non è come vedersi di persona. Spero che questa situazione migliorerà e che potremo tornare presto ad abbracciarci e a fare concerti”.

Laura Bosio

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