Cronaca
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Mosca, venerdì l'interrogatorio Gli infermieri: 'Voleva stare solo col paziente. Stupefatti'

Si terrà venerdì davanti al gip di Brescia Angela Corvi l’interrogatorio di garanzia di Carlo Mosca, 47 anni, cremonese, primario del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari, arrestato con l’accusa di omicidio volontario “per aver intenzionalmente inoculato in pazienti affetti da Covid-19 farmaci a effetto anestetico e bloccante neuromuscolare causando la morte di due di loro”, un paziente di 61 anni, Natale Bassi, e Angelo Paletti, di 80, deceduti durante la prima ondata pandemica.

Tramite i suoi legali, gli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi, l’indagato si difende, negando di aver somministrato quei farmaci, il Propofol e la Sucinilcolina, che solitamente si usano nella fase immediatamente precedente alla sedazione e all’intubazione del malato.

Nell’ordinanza, però, sono riportate alcune testimonianze, tra cui quelle di tre infermieri che hanno raccontato che Mosca, al capezzale del paziente Natale Bassi, aveva chiesto un farmaco specifico: la Succinilcolina, “custodita nell’armadietto dei farmaci posto appena al di fuori della piccola sala di emergenza”. Gli infermieri non avevano però obbedito all’ordine del medico, “poichè impegnati nelle manovre di soccorso al paziente”. Tuttavia il farmaco era stato “effettivamente recuperato e somministrato dall’indagato”.

I tre testimoni hanno riferito che il medico, subito dopo aver menzionato il farmaco, “chiedeva improvvisamente loro di abbandonare la stanza e lasciarlo solo con il paziente”. “Si trattava”, si legge nell’ordinanza, “di una richiesta assolutamente inconsueta, poichè era del tutto illogico che un medico rinunciasse a qualsiasi assistenza per curare un paziente in gravi condizioni, che per di più richiedeva una certa energia fisica a causa della particolare agitazione e della sua mole”.

Gli infermieri si sono detti “stupefatti nell’udire la disposizione”, ma hanno raccontato di avervi comunque dato esecuzione “poichè la richiesta proveniva dal primario”.

Per il giudice, “la ragione per cui Mosca non voleva vi fossero testimoni è che aveva deciso di iniettare al Bassi della Succinilcolina, un farmaco che, come noto a tutti i medici e alla gran parte degli infermieri, aveva senso ed utilità somministrare solo ed esclusivamente in preparazione della procedura di intubazione”.

“Non si può ritenere che Mosca”, scrive ancora il gip, “abbia agito dietro consenso delle vittime o comunque per finalità pietistiche se solo si considera che egli somministrava loro un preparato che paralizza i muscoli ma non agisce in alcun modo sullo stato di coscienza, provocando così una penosa morte per soffocamento.

È verosimile che l’indagato si sia determinato ad uccidere poichè mosso dalla volontà di liberare non solo e non tanto posti letto, bensì risorse strumentali ed energie umane, fisiche ed emotive, dei colleghi medici, degli infermieri e di tutti gli altri operatori del pronto soccorso”.

Sara Pizzorni

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