Cronaca
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Delitto Ogliari: dopo più di 13 anni c'è la sentenza definitiva 30 anni per i due imputati

Angelo Ogliari

A più di tredici anni dall’omicidio, la Corte di Cassazione, confermando la sentenza emessa l’8 febbraio del 2018 dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano, ha condannato a 30 anni ciascuno i due imputati del delitto di Angelo Ogliari, il commerciante di automobili di 43 anni massacrato il 31 ottobre del 2007 nel garage della sua villetta di via Mascagni a Cremosano. Il cadavere era stato scoperto 15 ore dopo il delitto. Il cranio era stato sfondato con un oggetto mai trovato.

Dunque condanna definitiva per la ballerina polacca Jolanta Lewandowska, 52 anni, ex moglie di Ogliari, e il suo compagno, il tassista Edgardo Fragaldines, 59 anni, di origine uruguaiana, accusati dell’omicidio del commerciante cremasco. Ogliari e l’ex moglie erano da tempo in lotta per l’affidamento della loro unica figlia Diana, all’epoca di 7 anni, trattenuta dalla madre in Polonia (la bambina era stata affidata ad Ogliari dopo una sentenza definitiva).
Entrambi gli imputati sono sempre rimasti a piede libero.
Lewandowska e Fragaldines erano stati assolti in udienza preliminare nel luglio del 2011 dal tribunale di Crema, sentenza confermata due anni dopo dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia, ma annullata in Cassazione nel 2014, con competenza rinviata alla Corte d’Assise d’Appello di Milano che nel 2015 aveva condannato la coppia, processata con rito abbreviato, a trent’anni di reclusione. La sentenza, però, era stata annullata dalla Cassazione nel 2016, che aveva rimandato ad un secondo processo a Milano, conclusosi nel 2018 con la condanna a trent’anni dei due.
Il 24 ottobre del 2007 Ogliari era andato in Polonia per riprendersi la bambina, ma madre e figlia erano sparite, e lui era tornato in Italia in attesa di una chiamata da parte dell’ambasciata. Il 26 ottobre anche la Lewandowska e Fragaldines sono in Italia. Il 30 mattina Ogliari aveva presentato una denuncia sostenendo che l’ex moglie fosse a Crema e che girasse con una parrucca bionda, aggiungendo di essere pedinato e sorvegliato da Fragaldines e di sentirsi in pericolo. Il giorno seguente aveva intenzione di recarsi dall’allora procuratore Benito Melchionna, ma nella notte tra il 30 e il 31 almeno due persone lo avevano atteso nascoste nel giardino della villetta di Cremosano. Appena aveva varcato il cancello era stato aggredito a calci,  pugni e sprangate. Era poi stato trascinato nel box e finito con violenza.
Punto focale dell’indagine, l’impronta di un piede scalzo impressa nel sangue e trovata sulla scena del delitto: un’orma femminile. Ora, per Lewandowska e Fragaldines si apriranno le porte del carcere.
“Provo un misto tra gioia e rabbia”, ha commentato Davide Arcari, grande amico della vittima. “Una giustizia arrivata tardi con Angelo in vita e una giustizia, anzi, una mala giustizia troppo lenta che lascia un grande dolore e una figlia (Diana) orfana…”.

Sara Pizzorni

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