Cronaca
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Matrimoni combinati, l'inchiesta si 'spacca'. Già concordati patteggiamenti

Dei 44 imputati finiti in udienza preliminare perchè coinvolti in una maxi inchiesta della guardia di finanza su matrimoni combinati per ottenere il permesso di soggiorno ne rimarranno pochi a giudizio a Cremona.  Il gup ha infatti accolto le eccezioni di incompetenza territoriale avanzate dai difensori in quanto la maggior parte delle unioni erano state celebrate a Parma e Piacenza. Il giudice ha quindi trasmesso gli atti alle procure di competenza.

In sette hanno invece già concordato patteggiamenti che vanno da un minino di sei mesi ad un massimo di un anno e 8 mesi con la sospensione condizionale della pena. Questi patteggiamenti, insieme ad una richiesta di messa alla prova, saranno definiti nel corso della prossima udienza, prevista per il 17 marzo, quando ci sarà anche la discussione per coloro che hanno scelto il rito ordinario.

L’indagine aveva toccato diverse città, tra cui Cremona, Gadesco Pieve Delmona, Castelvetro Piacentino, Fidenza, Salsomaggiore Terme, Fiorenzuola d’Arda, Busseto e Alseno. Tra gli imputati, due cremonesi, una lodigiana, alcuni siciliani, calabresi, pakistani, albanesi, romeni, difesi dagli avvocati Marco Simone, Gianluca Pasquali, Alessio Romanelli, Marcello Lattari, Stella Abbamonte, Ugo Carminati, Luca Curatti, Vito Alberto Spampinato, Maria Delmiglio e Andrea Cirelli. Le accuse vanno dal favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina al falso ideologico in atto pubblico mediante induzione in errore di pubblico ufficiale.

Secondo l’accusa, gli imputati, dietro pagamento, avrebbero utilizzato l’atto di matrimonio per far ottenere a cittadini extracomunitari il permesso di soggiorno, facendoli sposare con donne italiane o cittadine europee, tra cui romene e albanesi. Per il finto matrimonio veniva chiesta una somma non inferiore ai 12.000/13.000 euro. Considerati dagli inquirenti gli organizzatori della gran parte dei matrimoni, due fratelli pakistani e un italiano, quest’ultimo considerato una sorta di intermediario tra il falso sposo bisognoso di ottenere il permesso di soggiorno e le donne che si rendevano disponibili, dietro compenso, a sposarli. Una ventina i matrimoni fasulli celebrati tra il 2014 e il 2018.

Per la procura, tra gli sposi non ci sarebbero state neppure brevi convivenze. Molti non si conoscevano nemmeno. Alla fine del matrimonio, ognuno tornava a casa sua o dalle fidanzate, quelle vere. In un caso, una coppia di fidanzati italiani, lei 18 anni, studentessa liceale cremonese, e lui 22enne, non avevano esitato, di fronte alla promessa di una ricompensa economica, a favorire l’illecita permanenza sul territorio di un cittadino pakistano. Il matrimonio tra quest’ultimo e la 18enne era stato celebrato il 28 ottobre del 2017. Falsi gli sposi, falsi i testimoni e falsi gli interpreti. Ad insospettire gli ufficiali di stato civile, infatti, c’erano anche problemi inerenti la lingua: alcuni parlavano solo inglese, mentre le mogli non sapevano una parola.

Sara Pizzorni

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