Cronaca
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Tre donne uccise in 24 ore, Aida: 'Non emergenza, ma fenomeno culturale'

Piera, Luljeta e Ilenia: tre donne uccise in 24 ore: numeri che fanno paura e che riaccendono i riflettori sul tema della violenza di genere. Una violenza che è ancora oggi un problema endemico della società.

Un problema “che non può essere considerato nell’ambito dell’emergenza, perché è un fenomeno costante e pervade la nostra società in tutti i paesi occidentali” commenta Elena Guerreschi, presidente di Aida Cremona. “Tanto che la risposta, a livello europeo, è la Convenzione di Istanbul, che ha richiamato gli stati a dotarsi degli strumenti per affrontare un fenomeno ormai culturale”.

La corposità del problema si riflette anche nel lavoro dell’associazione, che si occupa appunto dell’assistenza alle donne vittime di violenza, di qualsiasi genere: fisica, psicologica, economica.

“Stiamo lavorando a pieno ritmo e riceviamo chiamate ogni giorno” spiega ancora. “L’inizio dell’anno è stato abbastanza intenso e i nostri sportelli offrono assistenza a molte donne”. Dopo il periodo del primo lockdown, quando a causa della forzata permanenza in casa vicine ai propri aguzzini, le donne avevano smesso di segnalare le violenze subite, “l’attività ora ha ripreso come prima” continua Guerreschi.

“Il nostro scopo è di intercettare la violenza e garantire alle donne un percorso di uscita da queste situazioni. Ma va fatto rispettando i loro tempi, o si rischia di ottenere l’effetto inverso”.

Tra le iniziative dell’associazione, a fine anno si è tenuta l’inaugurazione di una nuova struttura per la semi-autonomia, in continuità con la casa-rifugio, per le donne che hanno necessità di restare in struttura protetta e reintegrarsi nella società.

Si chiama Alice ed è il frutto di un progetto realizzato grazie al contributo ricevuto dal bando regionale a cui l’associazione ha partecipato come ente capofila insieme a Rete Donne e Donne senza Frontiere.

Un appartamento messo a disposizione da Fondazione Città di Cremona, con la collaborazione della cooperativa Cosper per la parte educativa, dove sorge una sorta di rifugio che garantisce un’assistenza essenziale mentre si cerca di riprendere in mano la propria vita e di ritrovare l’autonomia, economica e sociale.

 

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