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Cremona 20/30, i progetti in dettaglio: teleriscaldamento la prima sfida

Una vera e propria “comunità energetica”, a cui arrivare attaverso una “rivoluzione ambientale”. Termini nuovi e che sanno di futuro, quelli utilizzati nel corso della presentazione pubblica del progetto di innovazione e sostenibilità ambientale denominata ‘Cremona 20/30’, avvenuto oggi sulla piattaforma online di Cremonafiere. A moderare gli interventi, il giornalista di Radio24 Maurizio Melis.

Un percorso che passa attraverso quella che viene definita una “transizione ecologica”, come ha spiegato Mara Pesaro, dirigente del settore Ambiente del Comune di Cremona. “Siamo stati tra i primi a parlare di teleriscaldamento e a creare un percorso energetico integrato, negli anni 90, e ora ci siamo rimessi in gioco per raggiungere determinati obiettivi”.

Lo scopo, evidenzia Pesaro, non è solo quello di investire per fare determinati interventi, ma di coinvolgere anche i cittadini, che siano partecipi in prima persona di questa evoluzione, con azioni della vita quotidiana, come la riduzione della produzione dei rifiuti e un’accelerata sulla raccolta differenziata.

Naturalmente, per ora, si parla di “programmazione strategica”, che dovrà vedere, successivamente, “i passaggi istituzionali nel momento in cui queste attività diventeranno esecutive” conclude Pesaro. Passaggi che dovranno quindi chiamare in gioco le istituzioni, come il consiglio comunale.

Cento milioni di investimenti in 10 anni, “che porteranno sul territorio lavoro e risorse qualificate” commenta Massimo Siboni, presidente di Aem Cremona. “Dall’altra parte c’è l’obiettivo è di produrre 80mila tonnellate in meno di co2 nel 2030”.

I 15 progetti che compongono il programma Cremona 20/30 – di cui 5 sperimentali da finanziare attraverso fondi europei – sono stati illustrati da Claudio Sanna, amministratore delegato di Lgh.

“Non si tratta di un insieme di progetti – ha detto Sanna – ma di una visione di transizione energetica e di rivoluzione ambientale. Ci siamo dati un orizzonte di 10 anni, ma aziende come la nostra ragionano con investimenti a 20-25 anni. Dunque abbiamo creato una correlazione tra temi, ad esempio su rifiuti e utilizzo teleriscaldamento, una delle fonti più importanti di Cremona”.

Per la prima volta le iniziative sono state illustrate con particolari tecnici. Tra queste c’è, in collaborazione con Padania Acque, il recupero di calore da immettere nella rete di teleriscaldamento proveniente dai processi di depurazione delle acque reflue: 85 gigawattora che attraverso una pompa di calore, anzichè andare sprecati verranno reimmessi in circolo, coprendo il 30% della domanda di teleriscaldamento.

Quasi pronto anche il potenziamento dell’impianto Biofor di Castelleone per produrre energia elettrica e termica a partire da sottoprodotti agricoli;  come pure il progetto pilota per produrre olio combustibile da alghe (che peraltro assorbono Co2).

C’è poi il tema del fotovoltaico: utilizzando un drone, sono stati sorvolati i tetti di Cremona per individuare le superfici su cui sarà possibile applicare pannelli fotovoltaici in modo da realizzare la transizione dai grandi impianti di produzione a piccoli impianti distribuiti sul territorio, attraverso la creazione di una ‘comunità energetica’.

Ancora per quanto riguarda l’efficientamento del teleriscaldamento: oggi per alimentarlo sono necessari 160 kilowattora di potenza, di cui il 50% proviene da fonti fossili. “Abbiamo il 16% di perdita sulla rete, che in realtà non è tutta perdita in quanto abbiamo la necessità di sovradosare la potenza per far fronte ad un eventuale aumento della domanda.
Oggi la tecnologia aiuta a predire i consumi reali delle persone, grazie all’intelligenza artificiale possiamo efficientare il sistema e i costi” (smart metering e Internet delle cose (Iot).

Intervallando gli interlocutori, ha poi preso la parola Claudio Bodini, presidente di Padania Acque che ha illustrato i due progetti su cui si impegnerà l’azienda: il ‘revamping’ dell’impianto di lavaggio sabbie per renderle adatte a diventare materiale di riempimento scavi, iniziativa che vedrà la luce nei prossimi 2 – 3 anni; e l’impianto per l’essiccamento fanghi che riducendone il peso consentirà una forte economia sullo smaltimento, “considerando che spendiamo 800mila euro l’anno per smaltirli”.

Altro tema che riguarda Lgh, il passaggio alla tariffazione puntuale dei rifiuti, e l’obiettivo di arrivare all’85% di differenziata nel 2030: il sogno di pagare realmente per quanto rifiuto viene prodotto sembra che possa diventare realtà in tempi brevi con la distribuzione in via sperimentale di un primo lotto di sacchetti dotati di chip.

Tra i progetti sperimentali c’è anche quello di poter utilizzare il calore derivante dalle attività di acciaieria per convogliarlo nella rete di teleriscaldamento. Di questo ha parlato uno dei partecipanti allo Steering Committee, Francesco Casella, ingegnere del Polimi: “A Spinadesco abbiamo tanto calore di scarto: il percorso prevede che questo calore a 50 gradi venga portato a 100 attraverso pompe di calore, che in prospettiva potranno a loro volta essere alimentate con energia elettrica da fonti rinnovabili”. L’investimento iniziale è molto importante (34 milioni), ma porterebbe alla totale copertura delle esigenze del teleriscaldamento cittadino.

Peraltro, ha aggiunto Sanna, ci sono già contatti con un’azienda tedesca che ha realizzato un sistema per immagazzinare calore (un vero e proprio container), che può quindi essere trasportato ed utilizzato a distanza dal luogo di produzione.

Tra gli interventi esterni, quello di Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola: “Le esperienze delle istituzioni locali come quella di Cremona sono interessanti e credo che il dibattito pubblico permetterà di perfezionare questi progetti. In Italia c’è un’idea arretrata per cui occuparsi di ambiente è un atto di bontà, mentre è una scelta in parte necessaria. Dobbiamo fronteggiare dei problemi, ma è anche occasione per rendere la nostra economia più competitiva. Imperativo è azzerare entro il 2050 le emissioni di co2. Le risorse del Recovery Fund dimostrano che anche l’Europa va in quella direzione”.

Giovanni Mori (Friday For Future): “Ribadiamo che è importante fare le cose e farle bene. Tutti i piani devono rispettare i target previsti per la riduzione della Co2. L’idrogeno va benissimo se viene prodotto da energie rinnovabili, perché così sarà pulito, mentre se viene prodotto da fonti fossili è inquinante anche lui. Ogni euro che investiamo ancora in combustibili fossili è un euro portato via alle rinnovabili. Importante ridurre al minimo le combustioni. A maggior ragione in un territorio fragile come la Pianura Padana che ha già dei problemi molto grossi dal punto di vista dello smog. Ci auguriamo che Cremona 20/30 vada davvero in quella direzione e che centri gli obiettivi”.

L’INTERVENTO FINALE DI GIANLUCA GALIMBERTI – Non si è sottratto a rispondere sul tema del termovalorizzatore (‘inceneritore’ per chi da anni ne invoca lo spegnimento), partendo da una metafora: “Immaginiamo una casa con una stufa. La stufa ha funzionato bene per diversi anni e funziona ancora bene.

Però ha delle scadenze e ha bisogno di autorizzazioni. Sarebbe dovuta durare dal 2019 al 2024, ma nel 2018 per effetto di una nuova legge si è passati ad una durata decennale, quindi 2019 – 2029. Abbiamo sempre detto che avremmo accompagnato a fine vita questo oggetto, fino al 2029 e nel frattempo avremmo rifatto la casa in modo da non avere più bisogno della stufa. Ecco, ‘Cremona 20 – 30’ significa rifare la nostra casa per non avere più bisogno di quella stufa”.

Galimberti ha poi parlato di contatti sia politici che tecnici con l’Unione Europea per sottoporre i progetti del pacchetto cremonese al finanziamento del Green New Deal, insieme ad un ulteriore intervento di efficientamento energetico degli edifici pubblici cittadini.

Giuliana Biagi – Laura Bosio

 

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