Cronaca
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Ha hackerato 630 siti, ma niente sentenza: fascicolo perso e querele scomparse

L’avvocato Carminati

Avrebbe dovuto essere pronunciata oggi la sentenza nei confronti di Stefano Barca, 34 anni, cremonese, accusato di introduzione abusiva nei siti e danneggiamento a sistemi informatici, e invece c’è stato un altro rinvio. Lo ha disposto il giudice, decidendo di accogliere la richiesta del pm che ancora non è stato in grado di reperire 16 querele sparite dal fascicolo di indagine. Il legale dell’imputato, l’avvocato Ugo Carminati, aveva invece chiesto di discutere oggi e di arrivare a sentenza. “Il signor Barca ha diritto ad un processo veloce”, ha sostenuto il legale. “La procura ha già avuto ampio tempo per recuperare le querele”.

Nei confronti di Barca, l’indagine è partita nel 2013, quasi otto anni fa, dalla perquisizione che la polizia postale aveva effettuato nella sua abitazione. L’uomo, attualmente agli arresti domiciliari per altri reati informatici, si sarebbe introdotto illegalmente nei codici di 630 siti. All’inizio dell’inchiesta era stato anche accusato di essersi introdotto abusivamente nel sito del tribunale di Milano, poi l’accusa è caduta.

Da Milano, il fascicolo era stato spostato a Brescia per competenza territoriale. Nell’aprile del 2019 Barca era stato rinviato a giudizio in udienza preliminare, mentre il processo a suo carico si celebra a Cremona. Sei le udienze trattate, tra esami dei testimoni e rinvii a causa della sparizione del fascicolo, poi riapparso, e della scomparsa delle 16 querele, tutte per reati di phishing. Entro la prossima udienza, fissata per il 29 marzo, la procura dovrà cercare di recuperarle.

Sentito in aula il 27 gennaio del 2020, Barca, che di professione fa l’idraulico, aveva definito il suo livello di conoscenze informatiche “nella media”. Non è iscritto a facebook nè a instagram, e ha un solo computer, che non ha più visto dal 25 giugno del 2013, da quando gli è stato sequestrato dalla polizia postale. Aveva negato di essere un hacker, che lui stesso aveva definito “un abile programmatore che non per forza fa del male”, ed aveva respinto le accuse, spiegando di essere entrato in una chat mondiale di informatica e di hackeraggio solo perchè interessato all’argomento. “Ero solo curioso”, aveva detto.

“Si tratta”, aveva spiegato Barca, “di una chat nella quale tutti possono entrare da qualsiasi computer, collegarsi gratuitamente e parlare con chiunque. Ovviamente non si può risalire nè al luogo nè alla zona dell’utente”. Il cremonese usava vari nickname, tra cui ‘seph’. “Tra l’altro”, aveva spiegato, “lo stesso nickname può essere scelto da più persone”.

Dell’introduzione abusiva al sito del tribunale di Milano, la cui home page era stata sostituita con la foto di Anonymous, l’imputato aveva detto di averne parlato con un altro utente chiamato ‘Deadman’ (uomo morto). “Mi ricordo dell’argomento”, aveva raccontato. “Lui si vantava all’interno della chat e ha pubblicato il link della violazione del sito del tribunale. Ognuno, in queste chat, vuole dimostrare chi è il migliore: qualcuno ha anche violato il sito della Nasa e qualcun altro quello del governo turco. Io non ho fatto nulla. Purtroppo non ho cancellato le chat, ma ho salvato questi link per poter riuscire a vederli tutti. E’ come se un appassionato di falegnameria avesse salvato articoli sul tema. A me semplicemente piaceva vedere cosa veniva pubblicato sulle home page violate”.

Di link salvati sul suo computer, che Barca usava “con frequenza giornaliera per pochi minuti”, ne sono stati trovati 700. Sul pc c’erano anche elenchi di titolari di carte di credito, codici di carte di credito, password. Tra le accuse contestate all’imputato c’è anche quella di phishing, tecnica che mira a carpire informazioni personali e sensibili come dati anagrafici, password per i conti correnti online e codici di carte di credito, al fine di consumare illeciti bancari attraverso la rete, accedendo ai sistemi di home banking, ovvero a conti correnti e servizi online per disporre dei depositi attraverso operazioni e bonifici attuati in frode ai titolari.

Sara Pizzorni

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