Cronaca
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Guarito dal Covid, Giovetti
racconta la sua esperienza

“Era un pomeriggio, Venerdì Santo, che sembrava trascorrere tranquillamente, per quanto poteva trascorrere tranquillo un pomeriggio di guardia in una R.S.A. in pieno attacco pandemico. Tuttavia mi sembrava di non stare benissimo, diciamo bene, ma non benissimo”. E’ con queste parole che Ferruccio Giovetti, ex consigliere comunale, già presidente dell’Avis di Cremona, ora in forza come geriatra a Fondazione Sospiro, ricorda sulla sua pagina di facebook quando fu colpito dal Covid. Un racconto emozionante e intenso: l’ansia, la paura, la malattia e finalmente la guarigione.

La febbre, la saturazione arrivata a ad 85% e poi la corsa in Ospedale. “Tachipirina, Azitromicina, 4000 U.I. di Clexane, tanto per cominciare”, racconta Giovetti, “un abbraccio alla Elmi, qualche raccomandazione nel caso che… e via con Titty come autista. Giunti in ospedale, espletate le prime formalità al primo triage, poco prima del P.S. vero e proprio, consegnato orologio e cappotto (che da allora ho poi continuato a calzare, ancorché malmesso e francamente sdrucito) alla Titty, che non poteva ovviamente accompagnarmi oltre, e sulle mie gambe sono arrivato in P.S. 30000 bianchi, PCR a 250, D-dimero che saliva vertiginosamente, passaggio veloce dagli Americani e poi ricovero in Unità Coronarica.

Ad un certo momento la situazione ha cominciato a prendere una piega poco rassicurante. Maschera di Venturi a manetta, radiale incannulata, catetere, pannolone, flebo, monitoraggio in continuo dei parametri vitali, AngioTac d’ urgenza in piena notte. Improvvisamente catapultato dall’altra parte del mio piccolo mondo. La mia vita mi è passata davanti, in modo particolare gli Amici, tra cui alcuni Colleghi, che se ne erano andati, con la non remota possibilità, di cui ero chiaramente consapevole, di poterLi raggiungere di lì a poco, nonostante tutti gli scongiuri, anche meno eleganti, del caso. E la preoccupazione di trovare qualcuno, a cui lasciare le fedi, nel caso che…, volendomele togliere personalmente, ove fosse stato necessario addormentarmi”.

Per fortuna dopo alcuni giorni ci fu un miglioramento.

“La competenza dei medici, delle infermiere, di tutti gli operatori sanitari”, scrive Giovetti, “le cure intensive, l’ utilizzo massivo di ossigeno avevano fatto il miracolo. Escludendo l’ opzione Paradiso, non essendoNe degno, ci sta, che conoscendomi come terribile orchiclasta, non mi abbiano voluto neanche all’ Inferno.

Sia come sia, io so per certo che ho già vissuto un altro anno, che non era scontato potessi vivere, il primo anno della mia seconda vita, perché, come già citato in altra occasione, ha ragione Ian Fleming quando afferma: “Si vive solo due volte. Una volta quando si nasce ed una volta quando si guarda la morte in faccia”.
Bhè stasera in famiglia, in alto, oltre che i cuori, ci saranno anche dei calici, che, prima o poi, ne sono certo, innalzereró ancora anche con Voi, Amici cari”.

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