Cronaca
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Vaccini e trombosi: "Casi
rarissimi e la cura esiste"

Vaccini e trombosi: l’allarme dei giorni scorsi, relativo soprattutto ad AstraZeneca, sembra stia rientrando, ma in tanti hanno telefonato al centro antitrombosi dell’Asst di Cremona per chiedere informazioni o se fosse il caso di assumere una terapia preventiva.

“Ad oggi non c’è indicazione relativa alla profilassi”, spiega Sophie Testa, responsabile del laboratorio Analisi e del centro antitrombotico dell’ospedale di Cremona. “Nemmeno esami di laboratorio né screening, perchè questa malattia è legata ad una reazione immunologica. In tanti ci hanno chiamato per chiedere se prendere aspirina, eparina, o fare eventuali test prima della vaccinazione, ma alle conoscenze attuali non c’è alcuna indicazione per effettuare trattamenti”. In pratica, “si stanno dicendo tante cose che non trovano sostanza nell’evidenza scientifica”.

I rarissimi casi di trombosi associabili alla somministrazione di vaccini a vettore virale come AstraZeneca o Johnson & Johnson, non devono condurre a conclusioni affrettate: “La vaccinazione deve correre e l’esperienza  che abbiamo è relativamente modesta – aggiunge il medico – ma il primo messaggio è che bisogna vaccinarsi rapidamente per poter tornare a una esistenza ‘normale’. Vero è che l’esperienza clinica segnala nuove, rarissime trombosi a seguito di vaccinazione con vaccini a vettore virale, parliamo di complicanze rarissime, cinque casi su un milione di vaccinati”.

“Ad oggi abbiamo tre studi pubblicati sul New England Journal of Medicine. I casi segnalati riguardano soggetti relativamente giovani, tra i tra 25 e 55  anni che hanno avuto un calo importante e veloce di piastrine a seguito di insorgenza di anticorpi,  che hanno determinato trombosi, ossia un coagulo, in sedi atipiche, cerebrale e a livello addominale”.

Quello che occorre fare allora è riconoscere i primi eventuali sintomi e avvisare il proprio medico di famiglia.

“Questa rarissima forma di trombosi, che ad oggi non era ancora stata descritta, deve essere riconosciuta quando una persona a 3, 4 giorni dalla vaccinazione, riferisce alcuni sintomi: mal di testa che non risponde ai normali antidolorifici, dolore addominale o toracico, difficoltà respiratoria. In questi casi il soggetto deve rivolgersi tempestivamente al proprio medico, che può sospettare la rara forma di trombosi ed inviare il paziente in Pronto Soccorso perchè sia valutato attraverso esami di laboratorio. Si parla di esami semplici: l’emocromo per valutare se effettivamente esiste un calo di piastrine e test di anticorpi specifici al fine di indirizzare una terapia, che non è quella classica per le trombosi”.

Ed è qui che occorre essere tempestivi: la terapia è basata sull’uso di immunoglobuline, eventualmente cortisone, eventualmente plasmaferesi e anticoagulanti alternativi all’eparina.

“Nella nostra azienda – aggiunge Testa –  siamo organizzati anche per i dosaggi specifici. Teniamo presente che le trombosi sono una malattia comune nella popolazione generale, uno ogni mille; qui ci troviamo davanti a  5 casi su un milione”.

Buone notizie intanto arrivano dal laboratorio analisi dell’ospedale sul personale sanitario dell’Asst. Il 99,4% dei vaccinati ha una dato risposta anticorpale  ossia ha sviluppato gli anticorpi e le infezioni severe e gravi non si sono più verificate.

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