Cronaca
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Carcere, la protesta:
"Situazione insostenibile"

Vogliamo lavorare in sicurezza: un grido unanime, accorato, quasi disperato, quello che si leva dalle fila della polizia penitenziaria del carcere di Cremona, dove questa mattina si sono radunate tutte le sigle sindacali per una maxi protesta che ha riunito le sigle sindacali Sinappe, Uil, Uspp, Cnpp, Cisl.

Al grido di “rispetto” i manifestanti hanno sventolato i propri vessilli di fronte alla casa circondariale, portando la propria solidarietà ai colleghi al lavoro, ma soprattutto cercando di far sentire la propria voce, anche alla luce delle numerosi aggressioni contumatesi negli ultimi mesi a danno degli agenti.

Episodi legati alla particolare specificità dei detenuti: il 75% sono infatti stranieri, e molti di essi affetti da patologie psichiatriche, e quindi difficili da gestire.

“La situazione a Cremona è esplosiva” commenta Antonio Fellone, segretario nazionale del Sinappe. “Abbiamo un gravissimo problema, quello dei detenuti psichiatrici, che sono diventati ingestibili. Ogni giorno si verificano aggressioni nei confronti dei poliziotti. Abbiamo chiesto un incontro a Regione Lombardia perché ci aiuti a risolvere questo tipo di problematica”.

“Quello di Cremona è il primo penitenziario per numerosità della popolazione straniera” commenta Davide Corso (Cnpp). “E’ un problema di gestione che crea non poche difficoltà”.

Tra le problematiche, spicca anche quella della carenza di organico. “Su una pianta organica di 227 unità ne sono presenti in carcere circa 170” illustra Sergio Gervasi (segretario territoriale Uil Polizia Penitenziaria). “Si tratta di un terzo del personale in meno. Questo comporta il ricorso a straordinari e turni massacranti. Inoltre sarebbero previsti in organico 3 funzionari, mentre ce n’è uno solo, provvisorio, da tre anni. Ci sentiamo lasciati soli”.

“Ci viene da pensare che si faccia del razzismo istituzionalizzato” aggiunge il segretario nazionale Calogero Marullo. “Il personale è abbandonato a se stesso, e lo sono anche i detenuti”.

Un appello va quindi alla dirigenza carcararia di Cremona, a cui si chiede maggiore attenzione al problema. “Cremona è ormai messa all’angolo” si lamenta Gianluigi Madonia (Uspp Lombardia). “Ci aspettiamo che almeno in sede locale vengano fatte delle scelte condivise, che la direzione condivida i percorsi. Cosa che invece ora non accade: le scelte organizzative vengono adottate in modo unilaterale, così come gli assetti organizzativi dei singoli reparti, senza coinvolgere le organizzazioni sindacali”.

Una mano tesa arriva però dalla politica: presente alla manifestazione anche Simone Bossi, senatore della Lega, che ha espresso la propria vicinanza alle sigle sindacali. “Le problematiche sollevate dai sindacati sono importanti e ora che siamo di nuovo al Governo vogliamo cercare di dare risposte e di essere più incisivi possibili. Chi lavora in carcere merita di lavorare in sicurezza e tranquillità”.

Laura Bosio

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