Cronaca
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Gruppo Arvedi: nel 2020 investimenti
per 200 milioni e piena occupazione

I numeri del bilancio 2020: risultato netto pari a € 34,5 milioni e nessun ricorso a legislazione Covid in materia di ammortamenti (effettuati ad aliquote ordinarie). Ricavi penalizzati dagli effetti della pandemia e da installazione del nuovo forno elettrico. Fatturato consolidato di € 2.358 milioni (€ 2.760 milioni nel 2019).
Mol a € 213,6 milioni (€ 299,5 nel 2019), pari al 9% dei ricavi.
Investimenti per circa € 200 milioni, senza rallentamenti nonostante la pandemia, e varato il nuovo piano per circa € 400 milioni, interamente finanziato. 3.800 gli addetti in Italia.

I conti del Gruppo Arvedi per il 2020, ancorché condizionati dagli effetti della pandemia e dall’adeguamento tecnologico del forno elettrico, chiudono con un risultato netto più contenuto rispetto all’anno precedente, ma sicuramente  positivo vista la particolare contingenza in cui si è trovato a operare il mercato siderurgico globale.

“Al 31 dicembre – si legge in una nota del Gruppo –  l’utile netto è stato superiore a 34,5 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 56,5 milioni del 2019. La redditività si è tuttavia mantenuta su livelli soddisfacenti, ben superiori a quelli dei maggiori competitori, nonostante l’impatto negativo sulla domanda dovuto alla chiusura di molte attività a seguito dell’emergenza sanitaria, che ha determinato una contrazione dei prezzi di vendita. La consolidata posizione di mercato e la leadership tecnologica sostenuta da un importante piano di investimenti, che non ha subito rinvii o ritardi, hanno consentito al Gruppo Arvedi, in un anno oggettivamente difficile, di aumentare l’occupazione a più di 3.800 unità in Italia. Nell’ultimo decennio il trend positivo dei volumi prodotti e venduti è stato pressoché sempre in controtendenza rispetto al mercato dei prodotti piani europei. Il decremento dei volumi nel 2020 è stato inferiore alla media registrata sul mercato europeo.

“I risultati confermano le caratteristiche di solidità del Gruppo, che per la sola Acciaieria Arvedi, principale controllata, ha investito circa 1,4 miliardi di euro tra il 2007 e il 2020. I ricavi del 2020 di Acciaieria Arvedi sono stati pari a € 1.710 milioni (€ 2.049 milioni nel 2019). La drastica riduzione del consumo di prodotti siderurgici, legata ad un contesto di mercato già poco brillante a inizio anno e impattato dal diffondersi della pandemia, ha negativamente influito sia sulle quantità, sia sui prezzi di vendita.

Il margine operativo lordo, in percentuale sui ricavi, è stato pari all’8,2 per cento rispetto al 9,9 del 2019. L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2020 era pari a € 460 milioni (€ 342 milioni nel 2019): l’incremento è conseguente alle azioni di sostegno alla filiera, quali le maggiori dilazioni di pagamento concesse alla clientela e il mantenimento di tutti gli impegni in scadenza. Acciaieria Arvedi non ha fatto ricorso a Cassa Integrazione Ordinaria con causale Covid-19, né agli altri strumenti emergenziali di sostegno previsti dal legislatore.

In considerazione dei trend di mercato registrati nel corso del 2020, il Gruppo giudica soddisfacenti i risultati di Acciaieria Arvedi.

Sviluppo finanziato. Grazie alla stretta collaborazione con il sistema creditizio, in particolare Sace e Banca Europea per gli Investimenti, non sono stati rallentati i piani di sviluppo, accentuando i profili di innovazione, tutela ambientale e la vocazione all’economia circolare. Nel dicembre 2020 è stato perfezionato, con un pool di 11 banche, un finanziamento di 195 milioni di euro. Una tranche “green” di 165 milioni, che vede l’intervento di Sace quale garante nell’ambito del Green New Deal, è destinata a sostenere gli investimenti nei siti industriali di Cremona e Trieste, riconosciuti paradigmi produttivi della transizione della siderurgia verso l’economia circolare e la riduzione dell’impatto ambientale, nell’ottica di una produzione responsabile e più sostenibile. A fine 2020 sono già stati impegnati 100 milioni di euro.
Una seconda tranche di finanziamento (chirografario), pari a 30 milioni di euro, è destinata a coprire l’investimento per la conversione della centrale elettrica nel sito di Trieste, che la controllata Green Energy for Steel (GEFS) ha in corso di realizzazione. L’operazione di finanziamento, che include le due tranche sopra menzionate, ha una durata di 6 anni.
Sempre nel dicembre 2020, la Banca Europea degli Investimenti ha deliberato la concessione di un finanziamento chirografario di 110 milioni di euro, avente durata di 8 anni. Il finanziamento è destinato a coprire investimenti che migliorano la sostenibilità ambientale dei siti industriali di Cremona e Trieste, secondo quanto stabilito dalle linee guida dettate nella cosiddetta “tassonomia europea”. Contribuirà inoltre all’incremento delle attività di ricerca e sviluppo, che si focalizzeranno sulla riduzione dell’impatto ambientale. La contrattualizzazione del finanziamento è stata perfezionata nel mese di maggio.

Prospettive 2021. Le prospettive per l’anno in corso sono decisamente positive, con una previsione di crescita. Nei primi mesi dell’anno è proseguito il trend incrementale della domanda sul mercato dell’acciaio, che aveva già caratterizzato la seconda metà dell’esercizio 2020, grazie alla ripresa dei principali settori utilizzatori a livello europeo e nazionale. Ciò ha comportato  un deciso incremento dei prezzi di vendita, che si è tradotto in una marginalità operativa lorda positiva. A livello patrimoniale, il miglioramento della congiuntura di settore ha consentito il ritorno a condizioni di incasso in linea con quelle applicate ante Covid-19 e si prevede pertanto una significativa riduzione della posizione finanziaria netta. Per quanto riguarda il proseguimento dell’esercizio, i segnali provenienti dal mercato confermano una previsione di andamento caratterizzato da una domanda sostenuta e da un ulteriore aumento dei prezzi anche per i mesi a venire”.

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