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Tokyo2020, Valentina commenta l'oro:
"Quegli ultimi colpi non finivano mai"

© ph Canottaggio.org

Tornerà in Italia tra qualche giorno Valentina Rodini con la sua bella medaglia al collo e Cremona potrà abbracciarla e festeggiare con lei una gara in cui ha scritto la storia. E’ la prima medaglia d’oro olimpica femminile del canottaggio, un’impresa che resterà nella storia, non solo per come si è realizzata, con un sorpasso straordinario al fotofinish, ma anche perchè dimostra la crescita di un settore, il remo rosa, dove l’Italia non era mai stata al passo con le squadre delle altre nazioni.

Se sempre più ragazze si stanno avvicinando a questo sport il merito va anche di queste due ragazze: toste, determinate, generose e vincenti. La provincia di Cremona, da sempre tra le regine del canottaggio, dopo aver scritto la storia con grandi uomini nate nelle canottieri rivierasche, oggi pome l’accento anche sull’altra metà del cielo, mai così forte. La Bissolati resta la società che in questo momento più sta dando alla nazionale; dietro a Valentina ci sono Elena Sali fresca campionessa del mondo Under 23 sempre nei pesi leggeri, Susanna Pedrola, campionessa italiana Junior convocata per i mondiali di categoria; ma stanno crescendo anche l’Eridanea con Marca e Grasselli e dietro a loro anche Flora e Baldesio hanno un folto settore femminile desideroso di far bene. Tutte sulle orme di Valentina che dalla Bissolati è salita sul tetto del mondo.

Tra l’espressione di attesa pochi secondi dopo aver tagliato il traguardo e la reazione alla proclamazione dall’equipaggio vincitore sono trascorsi pochi secondi, probabilmente parsi infiniti alle due protagoniste. Li racconta così Valentina al sito ufficiale della FIC:

“È stata una gara fantastica, a 15 colpi dalla fine ho chiamato il via che ci ha permesso di balzare davanti, ma gli ultimi cinque colpi non finivano mai! Dopo il traguardo, ho avuto subito la sensazione che fossimo medaglia d’oro, ma c’era incertezza e ho voluto aspettare la conferma del tabellone. Poi è esplosa la gioia che doveva esserci al termine di una finale come questa. L’abbiamo gestita bene, volevamo non strafare nella prima parte per poi partire dai 1000 metri in avanti, anche se poi le condizioni del campo e la gara, per come si stava mettendo, ci ha costrette ad anticipare un po’ i nostri piani”.

Quel campo gara difficile che aveva già giocato brutti scherzi a più di un equipaggio non ha per fortuna messo a rischio la gara delle azzurre

“Rispetto a ciò che ci eravamo prefissate di fare, ho dovuto chiamare anche un via in più, poi a 500 metri dall’arrivo avevo capito che eravamo lì per giocarci l’oro, e nonostante il lago difficile siamo riuscite con una grande chiusura a prenderci la vittoria. Siamo state a lungo tutte sulla stessa linea, ma sinceramente non ci ho fatto caso, per me in barca esiste solo la schiena di Federica, sono la sua ombra, e abbiamo lo stesso cuore e la stessa testa, nonostante due caratteri diversi, nel gestire le gare. Quando ho realizzato di avere la medaglia d’oro al collo, ho sentito la barca che, pur ferma, continuava a scorrermi sotto”.

E poi la dedica che esce dal cuore

La dedico a Simone, mio fratello, punto fermo della mia vita. Alla mia famiglia, naturalmente a Federica. Poi la dedico alle mie due società, la Bissolati a Cremona, dove sono cresciuta in un gruppo di ragazze fantastiche, e le Fiamme Gialle, che ora sono la mia famiglia. Soprattutto un grazie particolare va a Gigi Arrigoni, mio tecnico sia alla Bissolati che in Nazionale che ha sempre creduto in me, anche quando non ci credevo io. Mi ha spronata, abbiamo litigato, abbiamo avuto divergenze, ma se Gigi si pone in questo modo, è perché ci crede più di te, e fa in modo di spronarti ad avere lo scatto necessario affinché ci creda anche tu. Ha avuto ragione. In Rocco Pecoraro, mio tecnico in Fiamme Gialle, ho trovato un’altra figura centrale, anche lui ha sempre scommesso sulle mie qualità, e per questo lo ringrazio. Grazie infine anche all’Università che frequento, UNIMORE, e ai professori che ho incontrato e che hanno sempre sostenuto le mie esigenze relative alla pratica del canottaggio. È anche grazie a loro se sono campionessa olimpica e allo stesso tempo a soli cinque esami dalla laurea”.

I complimenti arrivano anche dal Direttore Tecnico Francesco Cattaneo:

“Oggi finalmente abbiamo raggiunto un risultato che mancava dal 2000 portando a casa un oro con le donne e una medaglia di bronzo nel doppio pesi leggeri maschile che torna sul podio dopo l’argento del 2000. Sono felice e soddisfatto per quello che tutti i ragazzi e le ragazze sono riuscite a portare a termine e per il lavoro fatto in questi anni con il settore femminile. La medaglia di Rodini e Cesarini, oltre al quarto posto del quattro di coppia, è la risposta più bella ai sacrifici e al lavoro che il settore tecnico ha fatto con un gruppo di donne che, attenzione, è ancora molto giovane. Il doppio maschile pesi leggeri è composto da due ragazzi eccezionali che non mi stancherò mai di elogiare e che hanno raccolto quanto sono riusciti a seminare lavorando sodo. Oggi il destino ci ha restituito quanto ci aveva tolto ieri”.

Soddisfatto il presidente della Federazione Italiana Canottaggio, Giuseppe Abbagnale, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che la squadra azzurra ha dovuto affrontare sia nel percorso di avvicinamento ai Giochi che in questi ultimi giorni:

“Siamo venuti a Tokyo con un obiettivo ben preciso: cercare di migliorare il risultato di Rio de Janeiro e devo dire ad oggi, nonostante tutte le vicissitudini in cui siamo andati incontro, che ci siamo riusciti sotto molteplici aspetti. Abbiamo portato cinque equipaggi in finale e di questi, per la prima volta, e tra questi due femminili. Abbiamo vinto un oro storico con il doppio Pesi Leggeri femminile e due bronzi maschili con il quattro senza e il doppio Pesi Leggeri. Medaglie che potevano essere anche di colore diverso. Le cose che mi preme sottolineare è la qualità del lavoro svolto dal settore tecnico, che si è vista in molteplici aspetti, e la caparbietà e la determinazione con la quale la squadra ha affrontato questi Giochi olimpici, sempre compatta e motivata a dare il meglio. La grande delusione è stata quella, purtroppo, di non aver visto il pubblico poter godere di questi meravigliosi impianti e delle prestazioni degli atleti in gara. Questa nazione, il Giappone, era in grado di ospitare una delle più belle edizioni dei Giochi olimpici e lo si è visto. Il mio ringraziamento va in primis agli atleti e a tutto lo staff tecnico e medico, alla Team Manager, al tutte le strutture federali che hanno saputo organizzare, in questi cinque anni, il lavoro al meglio. Un grazie a tutte le società remiere italiane che hanno supportato a dovere il lavoro di questa meravigliosa squadra. Ma domani dobbiamo ancora tifare per il nostro singolista, Gennaro Di Mauro, che sta facendo bene e domani tenterà di posizionarsi il più in alto possibile nella finale B”.

Cristina Coppola

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