Cronaca
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I bimbi afghani giocano a cascina
Moreni. La prima testimonianza

C’è un’atmosfera tranquilla attorno a cascina Moreni, il complesso ristrutturato qualche anno fa dalla fondazione che porta il nome del volontario di Spinadesco morto in Bosnia durante la guerra balcanica, mentre trasportava aiuti umanitari. E’ qui che hanno trovato alloggio i primi profughi afghani arrivati sul cremonese, in base alla ripartizione decisa a livello regionale e gestita in loco da Prefettura, Comune di Cremona e Caritas. Sono arrivati qui dopo il periodo trascorso in uno dei campi allestiti in varie parti d’Italia dalla Croce Rossa, dove hanno ricevuto il vaccino e sono stati sottoposti a tampone, ricevendo anche le prime cure sanitarie e psicologiche.

Non è difficile scorgere attraverso il cancello tre bambini, una femmina e due maschi aggirarsi nel cortile assolato, alle prese con un monopattino lasciato in giro da qualche altro loro coetaneo che alloggia qui. Nessun operatore  ha voluto parlare con i giornalisti questo pomeriggio; lo stesso dicasi della Prefettura, che coordina lo smistamento degli afghani sul territorio cremonese; e idem dal Comune, da cui non è giunta alcuna notizia sulla vicenda umana che accompagna queste persone.

Abbiamo incontrato uno dei profughi, viene da Herat, dove ha collaborato con i militari italiani dai quali ha imparato un poco della nostra lingua. E’ qui con tre bambini e la moglie, mentre la madre, un altro fratello e la moglie sono rimasti in Afghanistan.

Non è ancora chiaro per quanto tempo queste persone resteranno in città, e se intendono stabilirsi qui o raggiungere altre destinazioni.

Quello che si sa per certo è che cascina Moreni, dove i profughi sono arrivati all’una della notte scorsa,  è stata una destinazione a sorpresa, individuata dalla Caritas come la più opportuna, per quanto a ridosso della tangenziale e con una pluralità di soggetti che già la abitano. In parte ospita le attività della cooperativa Ecocompany, che si occupa di dare lavoro a soggetti svantaggiati e disabili, con anche un punto vendita di prodotti alimentari; in parte è abitata dall’associazione Famiglia Buona Novella e dalle attività del centro di solidarietà Il Ponte.

Giuliana Biagi

Intervista di Simone Arrighi

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