Cronaca
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Violino rubato al commercialista
Rapinatori e ricettatori a processo

L’avvocato Carminati

Lo scorso 16 febbraio si erano introdotti nello studio del commercialista cremonese Massimo Serventi e gli avevano sottratto un violino che poi avevano cercato di vendere. Strumento datato 1978: un Formaggia, liutaio di Crema. A giudizio immediato vanno Francesco Di Roma, 49 anni, nato nel pavese, ritenuto l’autore materiale del colpo, e il cremonese Stefano Barca, 36 anni. Il primo è accusato di rapina aggravata, il secondo per ricettazione. Di Roma, difeso dall’avvocato Fabio Galli, e Barca, assistito dall’avvocato Ugo Carminati, andranno a processo il prossimo 7 dicembre.

L’avvocato Galli

Un terzo uomo, il presunto palo, Liridon Fejza, 21 anni, kosovaro, difeso dall’avvocato Luca Curatti, sarà invece processato il 14 ottobre con il rito abbreviato per rapina aggravata. Tutti erano stati arrestati dalla polizia lo scorso maggio. Nell’abitazione del 21enne erano state trovate due sciabole illegalmente detenute, un fucile, anch’esso di provenienza furtiva, e una pistola a salve nella quale era stato oscurato il tappo rosso affinchè sembrasse una pistola vera. Nei suoi confronti era anche scattata una denuncia per ricettazione e detenzione abusiva di armi.

Il furto nello studio del commercialista era degenerato in rapina in quanto il professionista, che si era trovato faccia a faccia con i ladri, era stato spintonato. I ladri del violino erano riusciti ad entrare nello studio forzando una finestra, ma avevano fatto rumore, tanto che qualcuno, insospettito, aveva avvisato Serventi, che aveva immediatamente raggiunto lo studio. Si era quindi trovato davanti Francesco Di Roma, che per assicurarsi la fuga lo aveva spintonato, facendolo cadere. Alla fine i due ladri erano riusciti a fuggire con la refurtiva. Di Roma e Barca si erano poi presentati nel negozio di un liutaio cremasco al quale avevano cercato di vendere il violino rubato.

L’avvocato Curatti

Di Roma e Barca hanno alle spalle precedenti per reati contro il patrimonio. Per andare dal liutaio a ricettare lo strumento, Barca, condannato lo scorso maggio a 4 anni e 6 mesi per aver violato 630 siti internet, aveva violato la misura degli arresti domiciliari in quanto doveva scontare un cumulo pene derivanti da sentenze definitive. Quel giorno, il 6 marzo, era stato arrestato per evasione. Di Roma, invece, era sottoposto all’affidamento in prova, misura poi revocata con il ripristino della custodia cautelare.

Sara Pizzorni

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