Cronaca
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"Mia sorella scambiata per un
cane è stata ammazzata due volte"

“Otto etti di mia sorella chiusi in una cassettina piccola per il funerale. E’ un dolore grande, una cosa del genere non la auguro neanche ad un animale. Anche se mia sorella è stata scambiata per un cane per una negligenza e un’assurdità da due veterinari che non sanno fare il loro lavoro. Non finisce qua, anche lì mia sorella deve avere giustizia. Sabrina è stata ammazzata due volte. Lei non c’è più, non può parlare, ma per lei parlano i fatti, e i fatti dicono che è stata ammazzata.  Pasini può prendersi qualsiasi scusa, ma i fatti sono quelli. Non ha scorciatoie. Mi auguro che si prenda il massimo della pena e che se la faccia tutta in carcere”.

Gregorio Beccalli

E’ lo sfogo di Gregorio Beccalli, il fratello di Sabrina, la 39enne cremasca bruciata a Ferragosto del 2020 nella sua Fiat Panda nelle campagne di Vergonzana, a Crema. Per il presunto omicida, Alessandro Pasini, 46 anni, cremasco, oggi il pm Lisa Saccaro ha chiesto la condanna a 28 anni di carcere. La sentenza sarà pronunciata il 29 ottobre.

L’accusa

Per il pm, il comportamento di Pasini aveva unicamente come obiettivo quello di “cancellare completamente le tracce di un omicidio”. “Volevo dar fuoco alla casa della mia ex per evitare che si sapesse che ero stato lì con Sabrina a consumare droga”, si era giustificato Pasini. Per il pm, una spiegazione “decisamente implausibile per un comportamento avente come presupposto un decesso per cause naturali o accidentali”, così come il fatto di aver incendiato l’auto e tentato di nascondere il telefono della vittima.

La vittima

Il decesso di Sabrina è avvenuto a causa di una emorragia cerebrale, “con ogni probabilità determinata da un trauma contusivo al capo”. Un’ipotesi che secondo il pm “spiega la notevole quantità di sangue della donna rinvenuto nell’appartamento, non compatibile con una morte causata da overdose da stupefacenti”. Escludendo che possa essere stata colpita con un oggetto, in quanto su quanto analizzato (una roncola e un tagliere di legno) non sono state trovate tracce, l’ipotesi è quella di un “colpo inferto a mani nude da Pasini”. Da escludere, secondo la procura, la caduta accidentale, proprio per la quantità di sangue fuoriuscito dalla ferita, “indicativo di una straordinaria forza lesiva”. A supporto della sua tesi, il pm ha ricordato le dichiarazioni della vicina di casa che  alle 5 del mattino del 15 agosto del 2020 aveva sentito delle urla di donna chiedere aiuto, seguite da un “no”. “Un particolare indicativo”, per l’accusa, “della volontà di interrompere un’azione messa in atto in suo danno”.

Dopo l’omicidio, ha concluso il pm, Pasini ha messo in atto il suo “disegno criminoso”, proseguito con le condotte finalizzate a cancellare le tracce della morte della Beccalli. Il pm ha parlato di una “sconcertante assenza di scrupoli” da parte di Pasini nel cercare di passarla liscia, e della “fredda organizzazione dell’imputato, sintomatica di una capacità di ideazione criminale davvero fuori dal comune”.

La parte civile 

L’avvocato Andronico

“Di fronte al silenzio degli innocenti bisogna frapporre la verità oggettiva emergente dagli atti delle indagini preliminari perchè bisogna evitare rischi di vittimizzazione secondaria di chi è già vittima del reato, ed essendo morta non si può difendere”. Lo ha detto l’avvocato di parte civile della famiglia Beccalli, Antonino Andronico, che si è avvalso della consulenza dell’ex comandante del Ris, il generale Luciano Garofano, e di Edi Sanson, carabiniere in congedo che ha lavorato per lo stesso reparto.

“Sulle ossa”, ha spiegato il legale, “sono state trovate delle particelle di piombo e antimonio del tutto compatibili con la vernice che si trovava sul calorifero della stanza dove presumibilmente è avvenuta l’aggressione, e questo porta alla conferma che su quel corpo c’erano le tracce di un qualcosa di traumatico avvenuto nell’appartamento, oltre agli schizzi di sangue ritrovati nel ripostiglio e in tutto il corridoio dove l’imputato, con un’attenzione certosina, ha cercato di cancellare le tracce. Uccidere Sabrina a mani nude, come sostiene la procura, significa anche sbattere il cranio contro quel calorifero impregnato di piombo e antimonio”.

Nelle sue conclusioni, l’avvocato, tornando al rischio di vittimizzazione secondaria, ha detto che il delitto si è consumato “nell’alveo di una situazione personale di fragilità. Sabrina era una persona depressa, beveva, faceva uso di stupefacenti, cercava qualcuno a cui appoggiarsi. Quella sera lei era ubriaca e lui aveva intenzione di avere un rapporto sessuale con lei”. L’avvocato ha chiarito: “I due non sono mai stati amici, tra loro c’era solo un rapporto di spacciatore (lui) e acquirente (lei)”. Il legale ha poi riportato quanto emerso dalle indagini, dalle testimonianze e dalle analisi dei telefonini: “Pasini è una persona violenta, pericolosa, un manipolatore, un mentitore, una persona che è sempre stata infedele.
Quella sera la donna con cui voleva stare, una ex con cui aveva avuto una relazione durata sette anni, la migliore amica di Sabrina, gli aveva dato buca, mentre Susanna Lipani, la locataria dell’appartamento dove si è consumato il delitto, era in vacanza. Così ha puntato su Sabrina, che di tanto in tanto andava a cercare lo stupefacente, ma non era pronta a tutto per avere la droga. Non aveva mai manifestato interesse per Pasini, non avrebbe mai ceduto alle sue avances, da lui voleva solo lo stupefacente”. 

 

“E ancora”, ha continuato l’avvocato Andronico: “Nell’appartamento, di droga non se n’è trovata. Si è trovato  solo metadone e spinelli. Lo stesso Pasini ha parlato di mezzo grammo di cocaina. Come avrebbe potuto Sabrina, con una quantità così esigua, morire di overdose?”. E poi il comportamento successivo dell’imputato: “L’ha uccisa”, ha detto il legale di parte civile, “l’ha caricata in auto, l’ha bruciata, e il giorno dopo, con il cadavere ancora caldo, si è presentato ridendo e scherzando al bar dagli amici ad una festa di compleanno alla quale peraltro nemmeno era stato invitato. Senza parlare della pulizia della scena del crimine e del tentativo di far saltare l’appartamento. E ci sarebbe riuscito se non fosse stato per l’intervento miracoloso dei vigili del fuoco”. “Pasini”, ha concluso il legale, “si è comportato con lucida freddezza”. 

La difesa

Da parte loro, gli avvocati difensori Paolo Sperolini e Stefania Amato si sono limitati a dire di aver “confutato gli argomenti dell’accusa e delle parti civili. Siamo fiduciosi e sereni, confidiamo nell’equilibrio che porta all’applicazione del diritto”.

Sara Pizzorni

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