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"Riforma sanitaria lombarda,
dal M5s opposizione dura"

da Marco Degli Angeli (consigliere regionale M5s)

Gentile direttore,
Con la presente vorrei sottoporre alla Sua attenzione un importante tema, quale quello della riforma sanitaria in Lombardia. Come immagino saprà, la tanto attesa riforma sulla Sanità lombarda è ormai alle porte: la proposta di riforma verrà discussa in Consiglio regionale tramite il PDL 187. In tal senso sono state calendarizzate 12 sedute: da mercoledì 10 novembre a venerdì 26 novembre.

Come MoVimento 5 Stelle la proposta di riforma ci vede piuttosto contrariati: non tanto per gli intenti, le cui istanze di riforma arrivano sia da AGENAS sia dal Governo centrale (la bocciatura dell’attuale Legge 23/2015 arriva dal ministro della Sanità Speranza durante il governo Conte ndr), ma tanto perché la suddetta riforma arriverà già “preconfezionata” e calata in alto dalla Giunta: inoltre, i tempi spesso contingentati hanno reso difficile un confronto e una collaborazione costruttiva tra le parti durante i lavori della Commissione III Sanità.

Per questo motivo ritengo sia mio dovere informarla in merito alle intenzione del gruppo consiliare del M5s: la nostra sarà un’opposizione dura e intransigente. In aula consiliare, l’unico spazio democratico che la giunta Fontana ci ha lasciato, battaglieremo in modo puntuale su temi cari al MoVimento, nel pieno interesse dei cittadini e della salute di noi tutti.

Un primo grande punto, forse il principale, riguarda i PreSST, i Presidi Socio Sanitari Territoriali, chiamati anche Case della Comunità dagli obiettivi del PNRR. La loro manca costituzione, nonostante la Legge 23/2015 li prevedesse, rappresenta la cartina di tornasole per indicare lo stato di abbandono in cui verte la sanità territoriale. Un fatto molto grave, soprattutto perché è a rischio la sanità pubblica. Ad oggi non sappiamo ancora dove saranno dislocati, e la riforma che voteremo non consentirà al Consiglio (portavoce di istanze territoriali) di essere incisivo nel definire le location ideali. Ancora più grave è che la riforma, nel suo iter di implementazione, non
abbia coinvolto i sindaci dei comuni che, in qualità del loro ruolo, sono garanti della salute dei cittadini.

Sarebbe inoltre bene soffermarsi sul modo in cui l’attuale riforma è stata pensata e costruita, seguendo delle logiche di mercato: la competizione tra pubblico e privato è stata confermata. Questo non è certo accettabile, proprio perché la salute dei cittadini non è né va considerata come un business con il quale creare utili e distribuzione di dividendi finanziari.

Dal nostro punto di vista, il privato deve essere complementare alle esigenze di programmazione e di pianificazione della sanità pubblica. In base a questo principio devono essere radicalmente riviste le modalità e gli obiettivi dell’accreditamento di queste strutture. La salute deve essere un diritto. A mio parere va quindi scardinato il refrain, tanto caro a Formigoni e ai suoi eredi, che è andato di moda negli ultimi 20: ovvero la socializzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili.

I nuovi articoli di legge della riforma Fontana/Moratti riportano in auge il solito vizio di voler utilizzare la sanità come strumento per fare consenso attraverso la creazione di nuove poltrone con nomina politica. Infatti, invece di razionalizzare e redistribuire le funzioni, viene riconfermato invece lo schema fallimentare delle ATS.

Se questi sono i presupposti sui quali il centrodestra vuole riformare il nostro sistema sanitario, credo sia inevitabile opporci in modo forte. E, a tal fine, ci auspichiamo l’apertura di un forte dibattito pubblico sul futuro della nostra sanità nonché una presa di coscienza da parte dei cittadini lombardi, ancora una volta messi al secondo posto dalla Giunta Fontana.

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