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Il governo Draghi, il Centro
e il progetto dell’UDC

da Giuseppe Trespidi, segretario provinciale UDC

L’insoddisfazione per il cattivo funzionamento del sistema partitico italiano deve stimolare oggi la ricerca di nuove formule politiche capaci di ovviare ai fallimenti delle precedenti esperienze. È su questo secondo aspetto che l’UDC col Segretario Nazionale Lorenzo Cesa si è soffermata recentemente. C’è bisogno di riorganizzare al più presto l’area centrista nell’ambito del centrodestra, che è la collocazione stabile dell’UDC. Occorre un’area che metta insieme tutti i movimenti popolari, cattolici, moderati, aperti verso l’associazionismo cattolico e il terzo settore. Fare una Udc più grande con Noi con l’Italia ed altri movimenti riuniti in un unico contenitore: su questo tema si celebrerà il nostro congresso.

L’elaborazione del nuovo partito di Centro deve basarsi non solo su un modello ideale costruito sulla base di solidi principi, valori e premesse culturali, ma anche su una valutazione attenta e realistica della situazione politica del paese. L’UDC è da sempre proporzionalista e, come si vota al Comune, vuole che a scegliere i propri Rappresentanti in Parlamento siano gli Elettori con la preferenza. Se vogliamo riavvicinare le persone alla politica, dobbiamo fare un ragionamento senza tecnicismi: ridare agli elettori la capacità di incidere sulle scelte. Vanno recuperati gli elettori per dare compiutezza alla democrazia che, senza partecipazione, manca dello spirito vitale.

Pensiamo che non è col ritorno al vecchio bipolarismo che si da una risposta agli italiani. Quella che sentiamo ripetere in questi giorni da alcuni dei principali esponenti politici è una riedizione del bipolarismo: da un lato un centro-sinistra largo, guidato dal PD che per vincere dovrebbe incorporare sia i Cinque Stelle sia i due gruppi fuorusciti dal PD verso il centro,

Dall’altro un centro-destra guidato da Salvini o Meloni (a seconda che l’uno o l’altra sia a capo del partito più forte); questa coalizione incorporerebbe anche Forza Italia e una o più schegge della diaspora democristiana.

Quella che sembra una riedizione del bipolarismo degli anni Berlusconi-Prodi è in realtà qualcosa di assai diverso. Il centro-destra in particolare è ormai dominato dal duo più chiaramente di destra Lega-FdI, mentre Forza Italia, che in passato era la forza leader, e le schegge post-democristiane hanno un peso ormai ridotto. E vale la pena ricordare che il duo prevalente pone il centro-destra in posizione eccentrica a livello Europeo. Un problema oggi di grande rilevanza.

Quanto al centro-sinistra la forza principale, il PD guidato da Letta, è certo su posizioni più centrali a livello europeo e sui temi economici, ma è attirato ricorrentemente su radicalismi in materie eticamente sensibili (vedi legge Zan). Inoltre, ha a che fare con un Movimento Cinque Stelle attraversato dai turbamenti del declino e dunque un partner difficile da gestire.

Le fragilità e insufficienze di queste due alternative sono d’altra parte rese ben chiare dalla formula politica di governo adottata quest’anno.
Il governo Draghi è proprio l’espressione del fatto che quelle due alternative non erano in grado di sostenere un governo all’altezza dei problemi che il paese doveva affrontare.

Le formule di cui si discute oggi indicano che le principali forze politiche sono ancora ben lontane da una piena consapevolezza dei loro limiti e dei problemi del paese.
L’UDC che concepisce il Centro Politico come soggetto della trasformazione può ritrovarsi in grande misura in questi indirizzi e quindi – conclude Trespidi – deve esprimere il suo sostegno convinto a Draghi e al suo programma di governo avendo ben chiaro che stimoli e contributi saranno tanto più efficaci quanto più deriveranno da una attenta comprensione dei bisogni veri delle Persone.

Non è il momento di stare alla finestra, ma di sviluppare tutte le nostre capacità di proposta.

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