Cronaca
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Cassaforte portata via dal bar
del carcere. Ex agente a processo

Entrerà nel vivo il prossimo primo marzo, con l’esame dei testimoni, il processo ad un ex assistente capo della polizia penitenziaria di Cremona accusato di aver rubato la cassaforte dal carcere di via Cà del Ferro. L’intera cassaforte, del peso di circa 70 chilogrammi, era stata portata via di peso dal bar degli agenti. Al suo interno c’erano 8mila euro, l’incasso di qualche settimana. L’accesso era consentito solo al personale e ai civili con autorizzazione.

L’avvocato Curatti

Nel procedimento saranno sentiti come testimoni i colleghi dell’ex agente e lo stesso imputato, difeso dall’avvocato Luca Curatti. Oggi il collegio dei giudici ha ammesso la lista testi del pm Chiara Treballi e della difesa e acquisito la documentazione fotografica dello stato dei luoghi.

Durante le indagini non erano stati trovati segni di scasso alle porte e alle finestre della stanza dove era contenuta la cassaforte. Le uniche tracce erano i fermi staccati che la tenevano fissa alla parete. La cassaforte sarebbe stata rubata il 19 ottobre del 2018, ma chi lavorava all’interno del penitenziario se n’era accorto solo il 23 ottobre successivo. Per la procura, l’imputato, all’epoca gestore del bar, è il responsabile.

“Si tratta di una vicenda piuttosto curiosa”, ha commentato l’avvocato Curatti, “sia per le modalità di esecuzione che per la totale assenza di prove e riscontri oggettivi. Le attività investigative le lasciamo al pm, mentre noi presenteremo le nostre argomentazioni”.

Di certo si sa che il 18 ottobre di tre anni fa l’imputato era già stato congedato per malattia (ha un’invalidità del 70% e una protesi all’anca) e che il 19 si era recato per l’ultima volta in carcere per ritirare i suoi effetti personali. Quel giorno l’agente era stato ripreso dalle telecamere all’ingresso e in uscita. “Era da solo”, ha chiarito il suo legale. Quello che non è ancora chiaro è se l’imputato fosse o meno il solo ad avere le chiavi della cassaforte. Lo si appurerà in dibattimento. “L’unico luogo, il dibattimento, deputato ad accertare i fatti”, ha spiegato l’avvocato Curatti, che infatti non ha optato per riti alternativi.

Sara Pizzorni

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