Cronaca
Commenta

Molestava ragazzini, mercoledì
il caso Garioni in Cassazione

Garioni con il suo avvocato Tolomini

E’ stata fissata a mercoledì primo dicembre l’udienza in Cassazione per la sentenza definitiva nei confronti di Giuseppe Garioni, 59 anni, dipendente dell’amministrazione provinciale, ex presidente della società di calcio Il Torrazzo ed ex consigliere comunale per Lista civica Cremona futura, accusato di violenza sessuale aggravata su minori. Il 3 novembre del 2020 i giudici della Corte d’Appello di Brescia avevano confermato la condanna a quattro anni di reclusione inflitta in primo grado il 5 aprile del 2018 dall’ex gup di Cremona Letizia Platè. Dei sei casi contestati con vittime ragazzi giovanissimi, molti dei quali con situazioni economicamente difficili alle spalle, il primo giudice aveva condannato Garioni per tre episodi, tutti consumati, mentre l’aveva assolto per gli altri tre tentativi di violenza. L’imputato, difeso dagli avvocati Michele Tolomini e Luigi Frattini, aveva scelto il rito abbreviato.

Unica parte civile, un giovane, all’epoca minorenne, assistito dall’avvocato Cesare Grazioli. In primo grado il giudice aveva disposto una provvisionale di 10.000 euro. Tra le pene accessorie, l’interdizione da pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Tutto confermato in Appello.

Garioni era stato arrestato il 14 dicembre del 2016 da parte degli uomini della squadra Mobile della Questura di Cremona. Secondo l’accusa, per anni aveva approfittato della sua posizione per usare violenza sui giovanissimi giocatori con carezze e toccamenti nelle parti intime.

Un’indagine partita dalla segnalazione di un detenuto nel carcere di Pavia compagno di cella di una presunta vittima di Garioni. Un ragazzo, quest’ultimo, che con l’imputato teneva rapporti epistolari e che dallo stesso riceveva anche del denaro. Dalle confidenze in carcere era emersa una presunta storia di abusi risalente nel tempo, segnalata però dal compagno di cella che aveva inviato una lettera alla competente questura di Milano, poi trasmessa agli inquirenti cremonesi. Per la difesa, i segni di amicizia e di affetto manifestati ai ragazzi in buona fede erano stati fraintesi.

Le presunte violenze si sarebbero consumate o sarebbero state tentate nella sede dell’associazione sportiva attigua al campo da calcio, presso l’abitazione di Garioni e nello spogliatoio del campo da calcio.

Tra i tre episodi per i quali il giudice di primo grado aveva emesso condanna c’era quello più grave che ha coinvolto il ragazzo di 17 anni, all’epoca dei fatti 15enne, assistito dall’avvocato Grazioli. Nel 2015 e il 31 ottobre del 2016, a casa di Garioni, durante i compiti pomeridiani, sarebbe stato costretto a subire atti sessuali, ad abbracciare e baciare più volte l’imputato, che era stato ‘incastrato’ da intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Commenti