Cultura
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Enaiatollah Akbari al Torriani
con il suo best seller mondiale

Nel mare ci sono i coccodrilli, un libro che a più di dieci anni dalla prima edizione ancora emoziona tanti lettori, soprattutto in questi mesi, dopo il tragico epilogo della missione Nato e della presenza americana in Afghanistan.

Per tanti è stato un libro cult, ha indubbiamente segnato un genere letterario, quello del viaggio migrante: tante le vicende epiche di questi viaggi della speranza che hanno trovato un posto nell’editoria dell’ultimo decennio, ma Enaiatollah è rimasto nel cuore di più di una generazione di lettori.

Partendo da questi presupposti la prof.ssa Chiara Beccari dell’IIS Torriani ha pensato di proporre la lettura del libro intervista di Fabio Geda e Enaiatollah alla sua prima Liceo Scientifico Sportivo; un percorso di lettura che doveva concludersi con l’incontro con l’autore per i suoi studenti. Invece numerose classi dell’IIS Torriani, parte in presenza in aula magna, parte a distanza dal canale youtube della scuola, hanno voluto vedere e parlare con Enaiatollah. Ne è risultato un evento importante, per significato e numeri, dopo due anni di restrizioni e limitazioni per iniziative come queste.

“Rifarei il viaggio che ho fatto tante volte” – ha detto Enaiat agli studenti che dialogavano con lui – Ho bisogno di sentirmi parte di qualcosa e sei parte di qualcosa se sei libero”.

Ed è proprio una domanda sulla libertà quella che ha toccato le corde più profonde del racconto di Enajat: “So cosa vuol dire vivere sotto la dittatura, per me il concetto di democrazia è fondamentale. Avere il potere di difendersi è importante.” Non solo, Enaiat ha trasmesso l’entusiasmo e la meraviglia provata da ragazzino, arrivato in Italia dopo il lunghissimo viaggio in fuga dall’Afghanistan, per la possibilità, anzi l’obbligo, di andare a scuola. Una conquista e l’obiettivo, il destino della sua Odissea, l’opportunità di essere accolto e dimostrare la gratitudine per l’accoglienza in un lungo percorso di integrazione, attraverso lo studio e il lavoro. “Manca solo la cittadinanza..” è il rammarico di Akbari che ancora aspetta di potersi dire italiano anche istituzionalmente: lui che conosce il mondo attraverso la lingua italiana, che è diventata la sua lingua intellettuale.

Nel mare ci sono i coccodrilli è un libro di fatti, questo hanno colto gli studenti nei numerosi interventi. L’emozione è nell’incontro con l’autore, ma il libro non è fatto ” per suscitare lacrime- ha sottolineato Enaiat-, i fatti sono importanti, più delle emozioni. I fatti sono la storia di un bambino straordinario e dell’uomo che era destinato a diventare”.

Ovvero uno studioso di diritto internazionale che spera di poter tornare nel suo paese per aiutare. “Mia sorella non sa scrivere, non riesce a sbloccare il cell. : questo è l’ Afghanistan”. E invece l’Italia per Enaiat è stata il riscatto della cultura e ora la possibilità di incontrare i giovani per far sapere. “Sono diventato un libro di 180 pagine- scherza Akbari-Attraverso di me si studia una cultura diversa”.

“Perché gli occidentali hanno conquistato il mondo con l’idea di rendere tutti e tutto simili a se stessi, invece studiare una cultura è altra cosa”.

Letterariamente poi, stupisce ancora il sodalizio di Fabio Geda e Enajat: “Fabio è stato la meraviglia della mia vita. Una conoscenza casuale; dopo un anno, io raccontavo e lui registrava. Il senso dell’ascolto l’ho imparato da lui”. Ed è stato terapeutico.

Nel pomeriggio Akbari ha incontrato i docenti del Torriani presso il bar della scuola per scoprire il seguito della vicenda, narrato nel libro Storia di un figlio. Andata e ritorno, romanzo in cui racconta cosa è successo alla sua famiglia durante la guerra al terrore iniziata nel 2001. La prof.ssa Chiara Beccari ha sottolineato, con Enaiat, quanto sia straordinaria, tragica e ricca di speranza la storia di questi due libri e come ogni singola parola sia densa, meditata, ponderata. Chi ha vissuto come Enajat non può dare niente per scontato: la presenza di una madre, le scelte che una madre deve fare, la libertà, fare i conti con la propria storia e donarla. Perché di un dono si è trattato: per docenti e studenti il dialogo con Akbari è stato un regalo prezioso.

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