Cultura
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La piaga del caporalato
Incontro per gli studenti del Manin

Quando il desiderio di liberare e liberarsi affonda le radici nel cuore della famiglia, un uomo è pronto a sacrificare anche una parte importante di sé, come la libertà di circolazione, gli affetti più cari, la carriera professionale pur di dare voce a chi voce non ha avuto per troppo tempo e portare così all’autodeterminazione quell’esercito di oppressi quali sono i 450.000 sfruttati nel mondo agricolo, di cui 180.000 in condizioni paraschiavistiche, che ha conosciuto nel suo orizzonte solo sfruttamento da parte di padroni, padrini e caporali.
Un nonno recluso in un campo di lavoro forzato in Tunisia ha sempre dato a Marco Omizzolo la ragione più profonda per la ricerca di libertà e giustizia, accanto alla rivendicazione di diritti negati.
Giovedì 20 gennaio molti studenti e docenti delle scuole di Cremona città e provincia hanno avuto il privilegio di poter incontrare il prof. Marco Omizzolo, docente di Sociologia delle migrazioni presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma, ricercatore Eurispes, grazie ad un evento organizzato dal Liceo ginnasio statale “Daniele Manin” in collaborazione con il CPL Cremona, nell’ambito del progetto “Giovani cittadini monitoranti”. L’incontro, dal titolo “Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana” è stato un profluvio di parole, emozioni, sensazioni, pensieri e riflessioni.
Insignito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il 5 marzo 2019, per il suo impegno per la legalità e contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, Marco Omizzolo è un cittadino che si è distinto per atti di eroismo e impegno civile.
Ha denunciato, anche con dettagliati dossier, il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento degli stranieri nei campi e segue da anni il fenomeno dei braccianti nell’agro pontino: ha descritto la rete dei caporali, raccontato le condizioni di vita, i problemi di salute e lo stato delle abitazioni di questi lavoratori. Da quando ha cominciato a impegnarsi sulla questione, riceve avvertimenti e minacce di morte.
Esperto di migrazioni, ha realizzato uno studio empirico sulla comunità sikh pontina infiltrandosi tra i braccianti indiani, sotto caporale indiano e padrone italiano e seguendo per diversi mesi un trafficante di esseri umani indiano in Punjab. È autore di testi significativi, come Migranti e diritti. Tra mutamento sociale e buone pratiche; Caporalato. An authentic agromafia; Essere migranti in Italia. Per una sociologia dell’accoglienza; La quinta mafia; Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana.
Marco Omizzolo si è infiltrato nelle campagne dell’agro pontino per vivere direttamente le condizioni di lavoro e di sfruttamento a cui sono sottoposti i braccianti indiani, agli ordini di un caporale per conto di un padrone, come fece Simone Weil il 4 dicembre 1934, quando entrò in fabbrica e iniziò il suo lavoro come operaia, per scandagliare dal di dentro i meccanismi del sistema e denunciare così la fabbrica disumanizzante. Nel suo Diario di fabbrica Weil prende minuziosamente nota di tutte le mansioni svolte, di tutti gli ordinativi di cui si doveva occupare, dei calcoli giornalieri per capire quanto avesse guadagnato in quel determinato giorno, dei problemi alle macchine o della sua incapacità nel terminare in tempo i pezzi richiesti, dei duri rimproveri dei capireparto, dei litigi tra operai, delle sofferenze fisiche e psicologiche, della fatica e delle ingiustizie continue. Solo attraverso un’osservazione partecipata potrà riflettere sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale. Lo stesso ha fatto Marco Omizzolo: annotazioni, appunti presi e redatti in chiave sociologica, carte che sono “anime”. Ogni parola, ogni riga, ogni pagina di Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana è frutto di episodi esperiti direttamente: volti incrociati, storie condivise, grida ascoltate, silenzi accolti, lacrime versate e altre asciugate, fatiche vissute, soprusi subiti, schiene piegate e altre rialzate, passi indietro fatti davanti al “padrone” e altri coraggiosamente in avanti sulle piazze per far sentire la propria voce e rivendicare finalmente diritti inviolabili.
Osservazione partecipata, autodeterminazione, formazione, emancipazione: questi sono solo alcuni dei concetti-cardine del “cammino” di un grande uomo, cittadino attivo, consapevole e responsabile, – Marco Omizzolo – “compagno” di uomini e donne altrettanto grandi, i suoi cavalieri della Repubblica contro le agromafie, quei partigiani di ieri, di oggi e di domani che continuano e continueranno a lottare, nonostante tutto, ogni giorno, per quell’orizzonte infinito di libertà, amore e giustizia che è l’unica ragione per cui vale la pena di vivere e morire.
La pedagogia degli oppressi di Paulo Freire e la maieutica di Danilo Dolci sono i fari costanti di questo arduo viaggio alla ricerca di libertà.
Per contrastare le “mafie”, urge una risposta culturale. Allora, non basta più parlare di “educazione alla legalità”; bisogna piuttosto “educarsi e educare alla responsabilità”.
La Scuola, agenzia educativa per eccellenza, è il luogo fondamentale di sperimentazione e verifica di ogni progetto di formazione culturale.
Ciò ci rende consapevoli della necessità di fornire strumenti e stimoli per far sì che i giovani sviluppino capacità proprie per leggere la realtà senza la lente degli stereotipi e dei pregiudizi. E in questa lettura del reale che ci circonda, in un percorso continuo di Educazione alla cittadinanza attiva, consapevole e responsabile, abbiamo potuto avvalerci della illuminante guida del prof. Omizzolo.

Giuseppina Rosato

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