Cronaca
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Violenza sessuale e stalking: la
vittima non è credibile, assolto

Il tribunale di Brescia

I giudici della Corte d’Appello di Brescia hanno confermato la sentenza di assoluzione emessa in primo grado il 2 agosto del 2020 dal tribunale di Cremona per un uomo che era finito a processo con le accuse di violenza sessuale, lesioni aggravate e stalking. La presunta vittima non è stata considerata credibile. L’imputato, un imprenditore di 52 anni di Pizzighettone, era difeso dall’avvocato Maria Laura Quaini.

L’avvocato Quaini

I fatti risalgono al 2015. Secondo la versione della donna, lui avrebbe voluto più di una semplice amicizia, ma lei aveva un compagno con cui, nonostante una separazione nel 2016, sarebbe sempre rimasta in buoni rapporti. “L’imputato”, aveva detto in aula la presunta vittima, “conosceva mio fratello, e gli aveva fatto un sacco di domande su di me. Riuscito ad avere il mio numero, mi aveva chiamato chiedendomi se potevamo conoscerci meglio. Continuava ad invitarmi fuori, ma io non sono mai uscita e quando gli dicevo di no, lui era sempre offensivo”.

Secondo il racconto della donna, l’imputato avrebbe poi cominciato a ricattarla, dicendo di avere delle fotografie del suo ex con un’altra. “All’inizio, vedendo quelle foto, ci avevo creduto”, aveva spiegato lei, “ma poi ho capito che erano fotomontaggi”. Per vedere le foto, lei aveva accettato di recarsi nell’appartamento dell’imputato: “Qui lui mi ha baciata con la forza e da quel momento mi ha massacrato di messaggi. E’ un pazzo scatenato: mi ha seguita al lavoro, mi ha minacciato di morte dicendomi che mi avrebbe tagliato la gola e facendomi il gesto della pistola, ha chiamato anche mia madre dicendo che avrebbe rovinato la nostra famiglia”.

In aula, la presunta vittima aveva raccontato di un episodio accaduto nel 2018 durante il funerale di suo fratello: “Quel giorno in chiesa l’imputato ha messo la mano sulle spalle del mio compagno, dicendogli ‘Stai vicino alla tua t….’. All’inizio volevo sporgere denuncia, ma il carabiniere che mi aveva ricevuto non aveva voluto”.

Un altro episodio sarebbe avvenuto nel retro del negozio dell’imputato, nel giugno del 2019. “In quell’occasione”, aveva spiegato la donna, “mi ha trascinato nel magazzino e messo le mani addosso, ha tentato di baciarmi e mi ha palpeggiata tentando di spogliarmi. Poi ha preso il suo telefono facendo una foto di noi due, dicendomi che l’avrebbe mandata al mio compagno”. Un mese dopo, il 22 luglio, i due si sarebbero rivisti a casa di lui. “Volevo troncare tutto”, aveva raccontato lei, “e lui sembrava avesse accettato. E invece mi ha afferrato con forza, mi ha buttato sul divano e ha tentato più volte di fare sesso con me. A quel punto sono scappata e sono andata dai carabinieri per raccontare tutto”.

Nessuna violenza sessuale, nessun episodio di lesioni e nessun reato di stalking, anche secondo i giudici di secondo grado, che come i colleghi cremonesi non hanno creduto alla versione della donna, la quale aveva sporto una prima querela per un episodio di violenza sessuale con lesioni e per atti persecutori e in seguito si era recata molte altre volte dai carabinieri per denunciare che l’uomo continuava a cercarla e a pedinarla. Tanto che il 52enne era stato colpito dapprima dall’ordinanza cautelare del divieto di avvicinamento, poi dall’obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri e in seguito, nel novembre 2019, era stato arrestato e posto agli arresti domiciliari.

“Una vicenda tormentata che si è conclusa favorevolmente ed eccellentemente per il mio assistito, per la sua famiglia e per la sua attività”, ha commentato l’avvocato Quaini. “Le dichiarazioni dell’accusatrice avevano causato gli arresti domiciliari dell’imprenditore, la parziale chiusura della sua attività e un processo durato anni. Tutte dichiarazioni risultate false. La donna, dopo essere stata ascoltata durante il processo di primo grado, è stata ritenuta inattendibile, inaffidabile ed incoerente, di conseguenza non è stata creduta né dallo stesso tribunale di Cremona, né dal procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia, che ha chiesto la conferma della sentenza di totale assoluzione dell’imputato. Quindi, nessuna violenza sessuale, nessuna lesione, nessuna molestia e nessun altro reato sono riconducibili al pizzighettonese. In conseguenza di questo, la donna è indagata per falsa testimonianza e ne dovrà risponderne ai giudici”.

Sara Pizzorni

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