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Ucraina, l'unica opzione
è quella diplomatica

da Articolo Uno - Cremona

Il conflitto russo-ucraino può deflagrare da un momento all’altro, anzi qualcuno lo dà per certo e forse lo aspetta per rinsaldare la sua scarsa popolarità interna (non è un caso che i due Paesi più fortemente propensi ad acuire lo scontro siano gli USA e la Gran Bretagna), così come Putin ha bisogno di tenere vivo il nazionalismo e di aumentare l’influenza della Russia sui paesi della ex Unione Sovietica.

Si va dritti verso un’escalation pericolosissima che è ormai ad un passo dallo scatenare un imprevedibile scontro armato alla frontiera dell’Europa.

Dato questo scenario, esiste una sola opzione percorribile: fermarsi e riportare il conflitto nel campo del negoziato politico.

La Comunità Europea non può permettersi e non deve accettare una guerra nel cuore dell’Europa, vicina ai suoi confini, non solo per motivi di fabbisogno energetico, ma soprattutto per ragioni legate ai valori di coesistenza pacifica e ai diritti umani: una guerra spaccherebbe definitivamente in due la popolazione ucraina, avrebbe costi di vite umane prive di ogni giustificazione e conseguenze sociali ed economiche più vaste per l’intera Europa.

Qualcuno pensa realmente di poter portare l’Ucraina nella NATO? La Russia non accetterà mai di avere un avamposto NATO a soli 650 Km da Mosca.

La soluzione è ritornare a discutere degli accordi di Minsk del 2015 e dare attuazione completa a quanto questi hanno stabilito: integrità territoriale Ucraina e concessione dell’autonomia federale delle Province russofone di Doneck e Lugansk che ancora non è stata attuata.

La principale vittima di una escalation militare sarebbe non solo la povera Ucraina ma soprattutto l’Unione Europea, che fatica a uscire dalla tragedia della pandemia e a ridarsi un assetto politico-istituzionale di sicurezza e di diplomazia internazionale degno di questo nome, in grado di far dialogare le parti e raggiungere un compromesso accettabile per tutti. A nostro giudizio la via della distensione diplomatica resta l’unica praticabile e l’Italia deve muoversi in questa direzione.

L’Unione Europea non deve farsi trascinare dalla NATO in una insensata corsa all’incremento delle minacce sul campo e ad un rilancio delle spese militari. L’Italia deve disinnescare questa politica e deve mandare un segnale chiaro a favore della distensione, che non ha alternative, opponendosi – com’è in suo potere – all’inclusione dell’Ucraina all’interno della NATO che porterebbe ad un aumento degli arsenali missilistici e nucleari sia da parte statunitense che russa.

La prerogativa di opporsi all’allargamento della Nato ad un nuovo Paese che ne faccia richiesta è riconosciuta come diritto dallo stesso Trattato della Nato ad ognuno dei 30 Stati che già ne fanno parte. Dunque, basta che l’Italia dichiari di voler adottare questo veto, perché l’opzione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato non sia più sul tavolo ed è bene anche ricordare che già nel 2008 Italia, Francia e Germania votarono contro adesione di Ucraina e Georgia alla Nato.

Certo ci sono modi e modi per far valere questa scelta dentro un’Alleanza politica militare come la Nato che adesso chiede unanimità nel mostrare i muscoli di fronte ai muscoli gonfiati di Putin. Quello che bisogna ribadire con fermezza è che è interesse dell’Italia e dell’Unione Europea imporre una soluzione politica per arrivare a condizioni che garantiscano la Russia dalla preoccupazione di un accerchiamento e consentano all’Ucraina di sviluppare la propria coesione nazionale, in condizioni di indipendenza dai due blocchi.

Solo un negoziato serio può garantire una posizione di neutralità all’Ucraina, non più avamposto militare della NATO o satellite della Russia, ma terra d’incontro fra la civiltà russa e quella occidentale.

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