Cultura
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Restaurata "La dattilografa", piccolo
gioiello dimenticato di Ercole Priori

Nuova luce per La Dattilografa, scultura di Ercole Priori custodita all’interno della collezione artistica del Novecento della Fondazione Città di Cremona. Un’opera che testimonia la vena sperimentale di Priori – uno dei grandi artisti cremonesi del secolo scorso, autore tra l’altro del monumento a Monteverdi in piazza Lodi – ma estremamente fragile, segnata soprattutto dagli effetti di acqua e umidità.

 “Siamo felici di aver realizzato il recupero di un’opera importante dell’arte cremonese”, spiega Uliana Garoli, presidente di Fondazione Città di Cremona. “La Fondazione nasce per portare avanti una antica vocazione di solidarietà verso i più deboli, e questo avviene anche attraverso la tutela e la conservazione del patrimonio che ci è stato affidato. In questo quadro si inserisce anche il restauro conservativo delle facciate di palazzo Fodri, immobile storico in cui è passata tanta parte della storia cremonese e che è tuttora a disposizione della comunità”.

Realizzata in gesso con un’anima metallica, la scultura risale ai primi anni Sessanta e una delle sue ultime apparizioni in pubblico è stata in occasione della mostra antologica in Santa Maria della Pietà, nel 2012 a pochi mesi dalla morte dell’artista. Per interromperne il continuo deterioramento Fondazione Città di Cremona, su impulso della conservatrice dei beni artistici, professoressa Tiziana Cordani, ne ha affidato il restauro a Maria Cristina Regini di Cremona Restauri. Lo studio della scultura è iniziato a luglio 2021 e a dicembre è stata effettuata la velatura finale, atto conclusivo di una serie di interventi che hanno ripristinato le parti mancanti. Particolarmente degradate erano quelle a contatto con il pavimento, quindi i piedi e i due supporti posteriori.

“Il grado di deterioramento era molto avanzato – spiega Regini – probabilmente la statua è stata esposta ad agenti atmosferici che su una scultura come questa, di gesso con un’anima metallica, comportano l’innesco di tanti problemi: la parte metallica si deforma e provoca una sorta di ‘esplosione’, causando il distacco del gesso”. Il gesso assorbe umidità; l’anima in ferro risente della stessa deformandosi e provocando macchie dovute all’ossidazione. Erosioni, abrasioni, fessurazioni e fratturazioni sono state stuccate e quindi mimetizzate con una leggera velatura di colore finale.

Opera di grande impatto visivo, la Dattilografa colpisce per la sinuosità delle forme e l’essenzialità dei tratti: quelli appena accennati del volto e delle dita affusolate che battono sui tasti della macchina da scrivere appoggiata sulle ginocchia, gli stessi tasti che sembrano dialogare con le dita.

Ma anche un’opera enigmatica nella sua stilizzazione, che insieme alla Cucitrice realizzata da Priori negli stessi anni, evoca qualcosa di più della semplice raffigurazione di un mestiere al femminile negli anni Sessanta ancora in voga ed oggi praticamente sparito.

La Dattilografa, tanto affascinante quanto fragile, rimasta nascosta per anni, può ora tornare ad essere fruibile dal pubblico, insieme ai quadri che compongono la ricca collezione d’arte della Fondazione – la maggiore rassegna dell’arte cremonese del Novecento – all’interno del Palazzo della Carità di piazza Giovanni XXIII.

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