Economia
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Fusione delle Camere di commercio,
un emendamento per riaprire i giochi

L'accorpamento tra Cremona, Mantova e Pavia potrebbe slittare o essere rivisto in caso di approvazione di una norma presentata al Senato dal Pd e dalla Lega. Domani l'incontro tra i tre commissari delle camere e l'assessore regionale Guido Guidesi

L’accorpamento tra la Camera di commercio di Cremona e quelle di Mantova e Pavia non sarebbe ancora una storia chiusa. I senatori del Partito democratico Marcucci, Ferrari e Boldini e i senatori leghisti Saponara e Campari hanno infatti presentato un emendamento che bloccherebbe l’iter di fusione non ancora completato. La proposta di modifica legislativa recita testualmente: “Alle camere di commercio che non abbiano ancora concluso l’iter di accorpamento e che risultino alla data di entrata in vigore della presente legge con un utile o un pareggio di bilancio, non si applicano le disposizioni di accorpamento di cui all’articolo 3 del decreto legislativo del 25 novembre 2016”. Le Regioni saranno chiamate a verificare proprio i bilanci camerali. La situazione è quindi in evoluzione, con Pavia sempre particolarmente determinata ad evitare la fusione tanto da avere proposto in alternativa un accorpamento con Lodi (che tuttavia è già unita alla Camera di commercio di Milano). Secondo fonti regionali, la sostanza della norma non subirebbe modifiche, ma ci sarebbe più tempo a disposizione per rivedere alcune criticità.

Domani si svolgerà un incontro tra i tre commissari straordinari delle camere (Giandomenico Auricchio per Cremona, Carlo Zanetti per Mantova e Giovanni Merlino per Pavia) e l’assessore allo Sviluppo economico regionale, Guido Guidesi. La Regione ha ribadito più volte di non avere competenza in materia ma potrebbe comunque giocare un ruolo per eventuali nuove decisioni prese a livello nazionale.

Guido Lombardi

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